World Marathon Majors… che passione!

wmmQuesta volta nessuna gara da raccontare né numeri e statistiche da analizzare, solo qualche parola da mettere leggera una dietro l’altra come i passi di un’uscita rigenerante, qualche riga per tracciare i confini di un sogno, per unire i punti che nascondono un disegno per bambini.
Ciclicamente torno a pensare alle World Marathon Majors, il circuito delle sei Maratone più prestigiose, importanti e ricche al mondo, tanto da costituire una sorta di campionato per top runners che si rinnova ogni due anni: una formula nata probabilmente per rimpinguare ulteriormente le casse peraltro già gonfie di organizzazioni monstre, ma anche una suggestione ed un fascino irresistibili per chi pratica questa disciplina, il punto più alto, l’apice di una passione ed il trionfo dell’ego sportivo. L’uomo nasce rivoluzionario e muore borghese, sentenziò Voltaire e che mi piaccia o no (nessuno osi però bollarmi come conformista e consumista, potrei arrabbiarmi sul serio!) anche io comincio a subire il fascino di alcune situazioni ed eventi pseudo-elitari, da sempre oggetto del mio disprezzo e apertamente osteggiati: non ho cambiato idea, ma… che ficata le Majors! Dopo Berlino 2013 ho archiviato anche la seconda perla gareggiando a Chicago e, proprio mentre andavo incontro al mio nuovo sogno, mi sono avvicinato come mai prima alle tre Majors statunitensi: Chicago, Boston e New York, tutte insieme a pochi centimetri da me, proiettate sul piccolo schermo che mostra l’area geografica sorvolata, un display dai pixel sgranati proprio come gli occhi che lo osservano estasiati. Esagerato? Beh, capita a chiunque si stia affacciando all’età dei facili entusiasmi…
Sursum corsa!

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