I “numeri” di settembre 2016

La mia lunga estate alla ricerca del bandolo della matassa – si legga spasmodico tentativo di scacciare l’improvvisa e insospettabile apatia che ha fatto tabula rasa di qualsivoglia aspetto motivazionale – si è conclusa con il mese più controverso della mia vita di corsa. Quattro fine settimana, quattro lunghissimi, bene; mai sopra i 30 chilometri (due volte 30, 27 e 25), male. Tutti i lunghissimi chiusi 3-4 secondi sotto ritmo, bene; tutti chiusi con la spia rossa accesa, male. Tutti i lunghissimi corsi senza ristori, male (assolutamente sconsigliato) e bene (fisico allenato a condizioni estreme). A completare il mese di allenamenti, gli immancabili richiami alla velocità di base, un pò di fartlek e le brevi e rigeneranti uscite a motore spento: la sensazione generale non mi lascia del tutto tranquillo, il numero di chilometri finali non è rispondente ad un classico mese di carico, ma tutto sommato la condizione fisica è andata lentamente e progressivamente migliorando… boh! Certo è che la strada per Chicago è ormai alle spalle: 13 uscite per 182,13 chilometri lastricati di insidie, percorsi in 14 ore, 15 minuti e 33 secondi, ad una velocità media di 12,8 km/h su una distanza media di 14,1 chilometri (la più lunga dell’anno).

Adesso si parte, non c’è più tempo per i se e per i ma, è solo tempo di correre… it’s time to run!

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