Maratona delle Terre Verdiane 2016

Salsomaggiore Terme (PR), 28 febbraio 2016.

Soltanto una settimana fa il click sul pulsante “iscrizioni”, oggi un viaggio ai confini della realtà con tre treni regionali ed uno ad alta velocità per un totale di poco meno di sette ore di viaggio, compresi i tempi di attesa; domani la “Maratona delle Terre Verdiane” con i 42.195 metri che mi separano dalla quattordicesima medaglia sulla distanza, poi la navetta che mi riporterà da Busseto a Salsomaggiore – rispettivamente città di arrivo e di partenza della gara – e, a ritroso, la sequenza di treni del giorno precedente. Nel mezzo, sette giorni con un paio di allenamenti di qualità, altrettante uscite di scarico e l’ansia crescente per le previsioni metereologiche che, a giorni alterni, minacciano bufere, uragani, nel migliore dei casi pioggia scrosciante e raffiche di vento nemmeno gareggiassi alle Isole Lofoten. Un click, un delirio, una follia…
Sono le 18 di un sabato di passione, la via crucis su strada ferrata si è appena conclusa e, insieme a una coppia di compagni di squadra conosciuti alla stazione di Fidenza, mi reco immediatamente all’expo per ritirare il pettorale, dopodichè finalmente prendo possesso della camera che mi ospita: un alloggio economico, gradevolissimo, pulito e molto comodo, posizionato com’è a dieci minuti dalla stazione e a cinque dalla partenza. Prima di cena mi piacerebbe concedermi una passeggiata nella rinomata città termale, ma l’idea di tutta quest’acqua nel momento in cui cerco di difendermi dalla pioggia battente ed il pensiero ad una Maratona bagnata anch’essa, mi inducono a cercare rifugio e a rifocillarmi senza indugiare oltre.
Come vuole tradizione (ma soprattutto necessità) il giorno dell’evento la sveglia suona all’alba e, ancor prima di aprire gli occhi, tendo istintivamente l’orecchio nella speranza di non sentire la pioggia bussare alla finestra: speranza ovviamente andata delusa ma pazienza, sapevo da tempo che il clima sarebbe stato ostile e comunque il vento, che oggi costituisce senz’altro la minaccia maggiore, non sembra tale da spazzare via il clima di festa, di euforia e di eccitazione che accompagnano i minuti immediatamente precedenti la partenza. C’è di più, pioggia e vento decidono che no, non è giusto mandare in fumo mesi di allenamenti di podisti giunti fin qui dopo viaggi da far impallidire Indiana Jones, così tolgono il disturbo tra lo stupore generale regalando ulteriore ottimismo e fiducia.
V.le Matteotti, ore 9:15, lo starter dà il via alla Maratona delle Terre Verdiane. L’obiettivo è quello di dare seguito alle prestazioni del 2015 e di allungare la serie di Maratone chiuse sotto ai 200′, ma io per primo sono curioso di sapere fin dove posso spingermi; parto con l’intenzione di fare i primi 10 chilometri (altimetria piuttosto favorevole) impostando il ritmo in una forbice ampia, tra 4’35” e 4’40” /km, in seguito di ritarare l’andatura in funzione dello stato e delle sensazioni. Tutto concorre ad un avvio di gara allegro, dalla larghezza del percorso alla discesa lieve ma costante, dall’applauso convinto del pubblico al clima incredibilmente perfetto, con i suoi 8° C e la totale assenza di vento e pioggia (!!!). Dopo aver transitato per Fidenza con il suo bellissimo Duomo ed aver agevolmente superato il primo cavalcavia, al km 10 ecco Fontanellato dove il 4’32” /km del gps premia la tattica aggressiva ed infonde grande fiducia: il nuovo obiettivo a breve termine è mantenere questo ritmo fino alla mezza per poi fare ulteriori considerazioni. Ho buone sensazioni e sento di poter osare qualcosa in più, inoltre correre sulle arie di Verdi – alcuni altoparlanti collocati lungo il percorso diffondono le inconfondibili note del Maestro – mi trasmette gioia e leggerezza, facendomi sentire parte di una sorta di cultura in movimento: anche queste riflessioni extra podismo aiutano ad alleggerire la testa e l’anima, soprattutto quando il tracciato si snoda anonimo in mezzo alla campagna e l’assenza di pubblico richiede uo sforzo mentale supplementare. A dire il vero completamente solo non sono, da qualche chilometro la strada sembra scorrere tranquilla sotto ai piedi grazie alla compagnia di Andrea, un podista tanto bravo quanto sfortunato: nonostante l’andatura sia decisamente sostenuta, riesce a raccontarmi di come un infortunio lo abbia fortemente condizionato nel corso della preparazione e della volontà di prendersi una rivincita andando a caccia del suo personal best. La falcata è decisa, veloce e rilassata fino al 18° o giù di lì, quando affrontiamo un secondo cavalcavia e voltandomi mi accorgo che Andrea si è leggermente staccato, seppur mi sembri ancora in pieno controllo. Nuovi applausi e bel tifo a Fontanellato – altra deliziosa cittadina consacrata al mito del Maestro – dove chiudo la mezza con un tempo totalmente fuori pronostico alla vigilia: poco più di 1:35′, 4’31” /km, sto volando, esaltante e terribile… per quanto ancora potrò sostenere questo ritmo? Purtroppo ora Andrea ha perso definitivamente contatto mentre personalmente continuo nel mio momento di grazia e metto nel mirino Soragna e il chilometro 30; si tratta di provare a rimanere ancora veloci ma facendo estrema attenzione a non appesantire il passo, calibrando spregiudicatezza e prudenza, in funzione delle risposte del fisico. Che non tradisce affatto, anzi… 28° chilometro, è il trionfo del lato artistico di questa gara dall’indiscutibile spessore culturale: il percorso fa breccia nella rocca Meli Lupi accedendo dalla porta principale, passa lungo il corridoio della dimora del Principe e si snoda nel cortile interno per poi uscire sulla strada attraverso il giardino della Rocca… inevitabile una leggera frenata sull’andatura causata dalla tipologia degli spazi e dalla presenza di qualche gradino che introduce al cortile, ma il luogo e l’atmosfera sono di rara suggestione e bellezza.
L’abbraccio di Soragna è caldo e appassionato, il 30° chilometro è cosa fatta e se la donna è mobile qual piuma al vento altrettanto lo sono io, mobile e veloce (mi pento terribilmente di questa fesseria nel momento stesso in cui la sto scrivendo, ma correggo solo gli errori di ortografia e non intervengo sulle emozioni che scrivo di getto…). Il crono suona leggero come l’aria tratta dall’ultimo atto del Rigoletto, le cui note riecheggiano nelle solitarie campagne emiliane: ancora 4’31” /km, bellissimo, fantastico, ma adesso non devo mollare, non devo lasciare che la stanchezza obnubili la mente, l’ultima risorsa disponibile quando l’acido lattico comincia ad impadronirsi dei muscoli ed il respiro è meno regolare. Ancora ne ho, sono euforico e motivatissimo seppur consapevole che sono questi i chilometri in cui la regina fa le sue scelte… 10.000 metri tra me ed il traguardo, spingo quanto posso cercando di ridurre al minimo i chilometri da consumare in modalità gestione ed al 35° il ritmo non è sceso di un solo secondo, ma lo sforzo profuso si fa sentire e le gambe cominciano progressivamente a perdere smalto e leggerezza. Ora piove, arriva il tanto temuto vento contrario e improvvisamente fa freddo; rallento pochi secondi, tengo alta la concentrazione, scorgo la casa natale di Verdi, penso che forse… meglio non pensarci, visualizzo il traguardo e le mie braccia alzate, supero alcuni podisti in preda ai crampi, sono stanco, è vero, ma metro dopo metro vedo concretizzarsi la possibilità di un personale da urlo: al cartello del 40 ho una manciata di secondi di vantaggio, ce la posso fare! Un bellissimo e convinto “forza Andrea” mi desta dalla trans agonistica, a urlarlo è il maratoneta con cui ho condiviso una decina di chilometri di fatica e speranze e che soltanto la cattiva sorte ha privato della gioia della medaglia: grazie mille dello splendido incoraggiamento (contraccambio convinto il “forza Andrea”, chi lotta con la tua caparbietà e determinazione non conosce sconfitta).
Il piccolo centro di Spigarolo chiude definitivamente le porte alla campagna ed alla solitudine, ora ho di nuovo il pubblico, gli applausi ed il tifo che mi spingono verso questo nuovo traguardo… gli ultimi 500 metri accelero euforico e rispondo felicissimo all’incitamento della gente di Busseto, non guardo il gps ma punto lo sguardo dritto sull’arrivo: chiudo, sprintando con quello che mi è rimasto, in 3:11’16” real time, 4’32” /km, 70° assoluto… lo speaker della manifestazione che grida il mio nome e mi stringe la mano, pazzesco e meraviglioso.
Piove copiosamente sul piatto di pasta offerto all’arrivo, ma il sapore resta inalterato; piove dolcemente sulle emozioni e sulle sensazioni, che rimarranno indelebili, incancellabili; piove pichiettando forte sulle spalle, ma la mantellina mitiga i brividi; piove delicatamente sul viso, rigandolo e nascondendo una fastidiosa congiuntivite stagionale…
La Maratona delle Terre Verdiane è tutta qua: una pioggia scrosciante annunciata per una settimana che si è interrotta prima dell’evento e ha ripreso a scendere forte e insidiosa a giochi fatti, quasi a sottolineare come anche il meteo si sia inchinato davanti alla regina delle distanze. Ma è anche e soprattutto una gara da primato organizzata al meglio, con ristori puntuali e abbondanti, la cortesia e la disponibilità da parte di tutti, le arie di Verdi come colonna sonora, una bella medaglia con l’effige del Maestro.
E, personalmente, la Maratona delle Terre Verdiane è emozione, gioia e crono da personal best. Va, pensiero

10 Commenti

  1. Grazie, Francesco!
    La cosa strordinaria del nostro sport è che non esistono pippa runner (definizione comunque simpaticissima!), ognuno è Campione a modo suo. E se questa volta non sei andato al massimo, è un'ottima ragione per fare meglio la prossima! Grazie ancora e buone corse!

  2. Sono io che ringrazio te, Andrea! Ribadisco che i chilometri corsi insieme sono stati molto importanti e quell'incoraggiamento ad un passo dall'arrivo, del tutto inatteso, è stato bellissimo. Sono certo che quel traguardo che la cattiva sorte ti ha negato (cavolo, non so come abbia potuto correre 34 chilometri con una microfrattura!) sarà tuo, alla grandissima, alla prossima occasione… e magari lo raggiungeremo insieme! Buona e veloce guarigione, a presto!

  3. E' stato molto bello correre con te, Andrea: ti ringrazio per le belle parole che hai speso nei miei confronti, spero davvero di ritrovarti alla partenza (e pure all'arrivo, questa volta) di una delle prossime gare. E ancora complimenti per la prestazione strepitosa.
    (aggiornamento dopo visita specialistica: microfrattura di non ricordo cosa, stop a oltranza fino a che il dolore non passa. Il danno e la beffa.)

  4. Grande Andrea, bellissimo racconto. Mi piace l'idea dell'ultimo quarto di corsa come l'ultimo quarto di partita tra due eserciti, dove il re va protetto e “la regina fa le sue scelte” come scrivi tu… Chi si cela dietro re e regina è questione di essenza ed esistenza. La corsa serve per capirlo! Ciao!

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