MareLago delle Terre Pontine 2015

Latina, 11 ottobre 2015.

Lasciati alle spalle quindici giorni di autentiche tribolazioni – per limitarsi alla salute, un febbrone con cui ho corso la Ascoli-San Benedetto ed una bronchite che non voleva saperne di accomiatarsi – festeggio il mio ritorno ad uno stato di salute decoroso con una nuova gara sulla lunga distanza, una 30 km che vede la luce proprio in questa occasione: si tratta della “MareLago delle Terre Pontine”, un nome che la dice lunga sulla suggestione dell’ambiente in cui si sviluppa il percorso. Si gareggia infatti nell’incantevole area occupata dal Parco Nazionale del Circeo, tra il lungomare di Sabaudia, il Lago di Fogliano e le generose terre dell’agro pontino, sotto lo sguardo svogliato di bufale placidamente adagiate sulla terra polverosa, intente a godersi uno splendido sole autunnale e quello incuriosito di amici, parenti e cittadini, il cui numero cresce con l’avanzare della mattinata e con i passaggi nelle aree urbane.
Se l’aspetto paesaggistico lascia incantati e riempie gli occhi di meraviglia, quello squisitamente tecnico propone un tracciato misto, muscolare ed ondulato, molto allenante per chi sta preparando una Maratona: dal momento che tra due settimane dovrei essere a Venezia, è decisamente la gara giusta al momento giusto.
Ad accogliere gli atleti c’è il team organizzatore dell’evento ed un cospicuo numero di volontari molto cortesi, simpatici ed efficienti, ma anche un vento di tramontana tagliente che spazza via tutto quello che trova sulla sua strada, pulendo il cielo al punto da renderlo quasi accecante e regalando lo spettacolo di un mondo dipinto con mille tonalità e sfumature d’azzurro: ovunque è cielo, mare e lago, con una sottile lingua di terra e la linea dell’orizzonte a tracciare i confini.
Puntuale, alle 9:15, lo starter pone fine all’attesa e con essa ad un pò di preoccupazione lasciata in eredità dalla convalescenza avara di allenamenti: cerco immediatamente di allontanare le ombre facendomi largo nel gruppo che mi precede – in mancanza di cultura sportiva, benedette le gare con le griglie… – e provo ad impostare il mio ritmo. Già, ma quale ritmo? Opto per un 4’40″/min, qualche secondo in meno rispetto a ciò che il mio attuale grado di preparazione mi concederebbe in Maratona e procedo così fino al km 10. La verità è che fatico un po’ ma tutto sommato mi sento bene e questo mi restituisce fiducia e coraggio: alzo leggermente il ritmo e, all’ingresso del Parco Nazionale (km 13,5) transito con un rassicurante 4’38″/km. Ora viene il bello… avevo saputo di qualche chilometro di sterrato, ma mai avrei immaginato un vero e proprio trail di sette chilometri! L’ambiente è mozzafiato e flora e fauna – le già citate bufale, ma anche cinghiali, cavalli, ovini e pennuti di vario genere, nonché diverse varietà di uccelli cinguettanti – sembra vogliano prendere il proscenio e relegare gli atleti al ruolo di semplici comparse, ma il fondo è letteralmente spezzagambe: lunghi tratti ai limiti dell’agibilità, pozzanghere e fango che si alternano a radici, ghiaia, sassi, centinaia di metri di sterrato ed altrettanti coperti di erba resa scivolosa dalle piogge torrenziali dei giorni precedenti e poi dossi, avvallamenti del terreno… improvvisamente abbandono ogni remora e lascio che il bambino di un tempo prenda il sopravvento. Acqua e terra trasformano presto le gambe in due colonne di cemento armato ma spingo più che posso ed esco dal Parco (km 24,5) con un 4’42″/km che mi esalta ulteriormente. Adesso sono di nuovo sull’asfalto, ma i cinque chilometri che mancano alla fine sono in leggera salita, la freschezza della prima metà gara è un lontano ricordo ed il forte vento contrario fa il resto. In questi casi concentrazione e nuove motivazioni diventano determinanti: raggiungo un gruppo di quattro podisti che si sfidano per fregiarsi dell’effimero titolo del primo posto dopo i marziani e provo a mia volta a battagliare. I due chilometri finali sono veramente duri ma nessuno vuole cedere, il pubblico sembra apprezzare ed arriva persino a scaldarsi per questa sfida all’ultimo metro: di tanto in tanto un atleta sferra un attacco che viene però prontamente respinto dagli altri contendenti, poi, a circa 200 metri dal traguardo, provo l’affondo finale cogliendo un po’ tutti di sorpresa, me per primo! La gente incita e grida, la smorfia di sofferenza che accompagna lo sprint lascia spazio ad un mezzo sorriso di compiacimento, ma temo che i più lo abbiano scambiato per una paresi facciale. Soprassiedo e continuo a spingere più che posso, mi giro un paio di volte e vedo che dietro di me nessuno ha intenzione di mollare… finalmente ecco il traguardo ed il prestigiosissimo primo posto, celebrato tra gli applausi di un pubblico piuttosto divertito e con un caldo e sincero abbraccio con i validissimi rivali.
Crono finale più che soddisfacente: 2h20′, (4’42″/km), con un bel 38′ posto su 288 classificati. Con questi nuovi 30 km nelle gambe, che ringraziano sentitamente, archivio la pratica lunghissimi e mi concedo un paio di settimane di scarico…poi di corsa a Venezia!
Doveroso il ringraziamento a tutti coloro che hanno ideato ed organizzato questa meravigliosa corsa, ottima dal punto di vista tecnico e bellissima da quello paesaggistico con il trionfo assoluto della natura, ben oltre quello dei maratoneti in gara. Tracciato molto allenante e percorso completamente chiuso al traffico, unica (ma grave) pecca i pochi e poco forniti ristori, mancanza ampiamente riscattata con il ricchissimo ristoro finale culminato con un pasta party spettacolare. In definitiva, “MareLago delle Terre Pontine” promossa (quasi) a pieni voti!

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