Ascoli – San Benedetto 2015

Ascoli Piceno, 27 settembre 2015.

L’attesa è finita. 110 giorni senza impegni agonistici, tanti allenamenti di qualità e di resistenza, uscite rigeneranti e ripetute, fartlek, lunghi e lunghissimi: circa 600 chilometri per continuare a divertirmi e stupirmi, sullo sfondo di un’estate inenarrabile, fuoco dall’asfalto, fuoco nell’aria, fuoco che arroventa il giorno, fuoco che incendia la notte… L’obiettivo è però ambizioso, vorrei regalarmi una seconda parte dell’anno sulla falsariga della prima, quella dei nuovi primati personali, quella che ha sancito la mia maturità agonistica e che, ahimè, probabilmente costituirà la migliore stagione sportiva della mia carriera. Tanto premesso, il calendario propone una gara sulla direttrice Ascoli-San Benedetto: quale occasione migliore di un lunghissimo sulla inedita distanza di km 33,5 per testare la bontà del lavoro svolto in ottica Maratona (Venezia, 25 ottobre)? C’è di più, propongo l’evento a mio nipote Michele: sta preparando la Maratona di Amsterdam e questo appuntamento si inserisce perfettamente nel suo piano allenamenti, inoltre sarebbe l’occasione per riunirci con le mie sorelle e le rispettive famiglie per vivere un fine settimana all’insegna della spensieratezza e dell’allegria: non sempre è difficile far conciliare le singole esigenze… si parte!
Il sabato è un tourbillon di sorprese e divertimento, appena giunti ad Ascoli la compagnia si arricchisce con l’entrata in scena dei proprietari della casa presso la quale soggiorniamo e di una simpatica famiglia loro ospite; dopo un paio di piacevolissime ore trascorse perdendosi nel dedalo di vicoli medievali (rue) e ammirando chiese, piazze e palazzi, ci riuniamo per mandare in scena l’atto finale, il momento clou di ogni vigilia, il paganissimo rito del carico di carboidrati. C’è ancora tempo per una fetta di Sacher sprofondata in una montagna di panna – decisamente meno in linea con l’alimentazione dell’atleta scrupoloso – consumata poco più tardi in uno storico caffè di Piazza del Popolo, ancora due passi e riguadagniamo la via di casa… felici e sfiniti, ma personalmente preoccupato soprattutto dal sopraggiungere di una spossatezza inaspettata, che si trasforma ben presto in qualcosa di molto simile ad uno stato febbrile con brividi e dolori alle ossa. Un antipiretico e qualche ora di sonno (siamo già oltre le 24!) e sarò ancora una volta pronto… forse, anzi no.
Al risveglio l’amara sorpresa: gambe molli, vie respiratorie ostruite, brividi di freddo, la netta sensazione che da qui a poco potrei ritrovarmi con un febbrone da cavallo…un motivo in più per tagliare presto il traguardo! Facciamo colazione e ritiriamo il pettorale in una città meravigliosamente spettrale e, nonostante ostenti tranquillità e sicurezza, Michele coglie la precarietà del mio stato di salute… Ma non c’è tempo di piangersi addosso, il momento è arrivato. La partenza è in Piazza Arringo, in pieno centro storico, mentre il traguardo è collocato a San Benedetto del Tronto, all’ingresso della rotonda di piazza Giorgini, dopo circa 4 chilometri di Riviera delle Palme; in mezzo un percorso che si snoda lungo la Statale Salaria – costruita dai Romani con il nome di Strada del Sale – e che attraversa alcuni piccoli e graziosi centri abitati, un tracciato forse poco suggestivo ma che presenta tutte le caratteristiche per mettersi alla prova seriamente: muscolare, ondulato, nervoso, tecnico e molto impegnativo, anche se il profilo altimetrico è sostanzialmente positivo (-150). Condizioni climatiche perfette, cielo leggermente velato e temperatura intorno ai 16 gradi, manca soltanto il via… eccolo, si parte! Inizio in discesa, i podisti lasciano andare le gambe e corrono all’impazzata, mi domando se ambiscano tutti alle prossime olimpiadi o se abbiano dimenticato che da qui alla fine mancano 33 chilometri… poco importa, imposto il mio ritmo su 4’38″/km e lo tengo finché ne ho. L’alternanza di salite e discese mi costringe a mantenere sempre alta la concentrazione sul passo, ma presto mi renderò conto che sto chiedendo uno sforzo troppo grande al mio fisico e la mente più di tanto non potrà fare. I chilometri scorrono abbastanza veloci sotto ai piedi – passo alla Mezza in 4’39″/km, tutto sommato niente male – ma molto, troppo lenti nella testa che dopo il chilometro 25 non sostiene più il fisico, ormai fiaccato dalla febbre (la sera, dopo ulteriori cure, avrò oltre 38 gradi). Sono costretto a fermarmi agli ultimi due ristori, ho bisogno di sorseggiare ripetutamente acqua e sali ma è come se non bastasse mai e rimettere in moto le gambe è veramente dura… abbandono ogni ambizione cronometrica e fisso l’unico obiettivo realistico in questa situazione: arrivare al traguardo per completare il lunghissimo previsto dal piano allenamenti. Nonostante la fatica abbia cancellato ormai ogni risorsa, non è possibile non ammirare i quattro chilometri di passerella finale (nel pomeriggio saranno ancora più suggestivi, coperti dal velo malinconico che indossano con l’arrivo della stagione autunnale): in fondo alla Riviera delle Palme, la Promenade des Anglais del luogo, chiudo la gara sicuramente più sofferta degli ultimi tempi in 2h40′ (4’49″/km), 132° assoluto. Ho vissuto spesse volte tempi migliori, sia cronometrici che di salute, ma rimane comunque la soddisfazione per il buon allenamento, soprattutto in relazione alla forza mentale e caratteriale alle quali ho dovuto ricorrere per non mollare. 
Ed il grande Michele? Impressionanti i suoi miglioramenti, frutto di indiscutibili qualità psico-fisiche, di grande applicazione ed encomiabile spirito di abnegazione: chiude in 2h:54′ (5’14″/km), dopo una gara condotta in totale controllo, con energie finali che rendono più che ottimisti per Amsterdam (negative split centrato!) e che lasciano intravedere un futuro da ottimo Maratoneta… complimenti, Miki, non manca molto al giorno in cui mi svernicerai!
Ora, conquistata la nuova medaglia, una riflessione è d’obbligo: quale tecnica, quale strategia di gara impostare a Venezia, considerando le difficoltà del suo percorso e la faticosa preparazione estiva? Voglio monitorare attentamente la mia condizione fisica nel corso dei 28 giorni che mancano all’evento, ci tengo troppo a regalarmi una nuova, fantastica, emozione!
Tornando alla gara di oggi, detto delle tante cose belle, non si possono non denunciare due aspetti altamente negativi: il percorso spesso aperto al traffico – in diversi anni di “carriera podistica è la prima volta che mi trovo a correre tallonato dai pullman di linea! – ed i ristori con bevande imbevibili, perché caldissime… da evitare assolutamente, a partire dalla prossima edizione. Per il resto, la Ascoli – San Benedetto è il lunghissimo perfetto per ogni Maratoneta in procinto di sfidare la distanza regina!
Chiosa finale per ringraziare sentitamente Ornella: la ragazza di Michele ha guidato sia all’andata che al ritorno e ha offerto la consueta, immancabile, carica di entusiasmo e simpatia! GRAZIE! 

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