Maratona di San Valentino 2015

Terni, 15 febbraio 2015.

Buona la prima, indimenticabile la decima. E’ la sintesi telegrafica di una Maratona – la prima del 2015, la decima della mia carriera agonistica – che mi ha portato in dono un’altra, bellissima domenica: al culmine di una gara condotta esattamente come l’avevo preparata ed a lungo immaginata, cucio la tanto attesa stelletta con mano ancora incerta per un pizzico d’emozione, usando il sottile filo dorato delle grandi occasioni come si conviene allorché il crono sorride ad un nuovo personal best sulla distanza regina. Per uno prudente come me, la grande sorpresa è stata… non rimanerne sorpreso! D’altra parte è stata una prestazione fortemente voluta, giunta a conclusione di un periodo di preparazione intenso e fruttuoso durante il quale, allenamento dopo allenamento, crescevano forza, consapevolezza ed entusiasmo, appena scalfiti dalla stanchezza di cinque settimane di lavoro intensissimo e da una vigilia per certi versi inaspettatamente agitata… il resto lo ha fatto una giornata ideale da un punto di vista climatico, un percorso niente affatto facile ma probabilmente adatto alle mie caratteristiche ed una voglia di correre che, se possibile, continua a crescere esponenzialmente nonostante (o forse proprio per questo…) alcune migliaia di chilometri lasciati alle spalle.
Dicevo della vigilia: alcuni problemi lavorativi, fortunatamente risolti senza troppi patemi, movimentano la mattinata del sabato che si conclude con un pasto frugale e la partenza alla volta di Terni, luogo in cui disputerò la tanto attesa gara. Il viaggio è brevissimo e non può certo impensierirmi, non ho fatto però i conti con un alloggio leggermente decentrato e con la festa di San Valentino – patrono della simpatica cittadina – che trasforma il piccolo centro in una novella Manhattan in salsa umbra. Il risultato è un pomeriggio divertente e caotico, passato tra la ricerca di informazioni su come raggiungere il luogo della partenza l’indomani mattina, il ritiro del pettorale all’expo, una piacevolissima passeggiata in un clima contagioso di festa popolare e la spasmodica attesa per la cena che arriverà ben oltre le 22: ma entusiasmo e compagnia regalano un pomeriggio ed una serata bellissimi e di ottimo auspicio per l’evento sportivo.
La sveglia alle 5:30 di domenica ha l’effetto di un gancio al mento nel momento in cui si abbassa la guardia, ma davanti a me ho tutto il tempo per tornare padrone dei sensi; eseguo con flemma ogni singolo movimento, mi nutro il giusto e mi dirigo con largo anticipo alla partenza che dista circa 4 chilometri dall’abitazione. L’attesa sta per finire, a dispetto di una presenza di tifosi piuttosto contenuta nel numero si respira una bella atmosfera, carica di ottimismo e di eccitazione che lascia infine posto alla concentrazione: ultimissimi preparativi, riti più o meno scaramantici, saluti ad amici e familiari e si parte. Appena 2 chilometri e siamo già al cospetto di una bellezza architettonica di assoluto rilievo, la Basilica di San Valentino, che si raggiunge percorrendo una breve ma impegnativa salita e si aggira per poi ridiscendere dalla parte opposta: i presenti, stavolta decisamente numerosi, partecipano applaudendo con discrezione e sussurrando il loro incitamento, attenti a non violare la sacralità del luogo. Si esce dall’area urbana per cominciare il viaggio all’interno della bellissima Valnerina con la pressoché costante compagnia del fiume Nera e ben presto archivio i primi 5 chilometri con il crono che indica 4’38” /km, me ne compiaccio ma nel contempo mi costringo ad una condotta di gara più economica, consapevole che i successivi quindici chilometri presenteranno una salita continua interrotta soltanto sporadicamente da qualche falsopiano. Quando è ancora l’alba della Maratona (km 7) si spalanca l’atteso, ma non per questo meno stupefacente, spettacolo della Cascata delle Marmore: la maestosità di ogni singolo tuffo dell’acqua è impressionante, la natura sembra voler manifestare tutta la propria potenza mostrando i muscoli a chi si illude di averne, il frastuono cresce e diventa un boato assordante… ma è solo un monito, un richiamo a portarle il rispetto che le si deve, al suo cospetto occhi e cuore si riempiono di meraviglia ed il piccolo uomo in canotta e calzoncini nel fragore dell’acqua distingue nitidamente l’applauso più scrosciante che gli sia mai stato tributato. La salita è piuttosto impegnativa ma la freschezza atletica mi permette di affrontarla quasi incurante delle difficoltà che presenta ed i chilometri scorrono via leggeri e tranquilli: al km 10 ed al km 15 transito in 4’40” /km, mantengo la concentrazione sull’andatura e mi godo questo mondo verde e silenzioso, almeno fin quando la pendenza aumenta ulteriormente in prossimità di Arrone dove alcuni giovani – dalle occhiaie pronunciate forse da una notte un pò sopra le righe – ed altri meno giovani – dalle occhiate disegnate da qualche anno in più – osservano ed accennano ad un timido applauso. Un occhio al crono, l’altro al paesaggio, la mente che si perde in mille pensieri, l’anima che vola via leggera, le gambe che corrono per inseguirla seguendo il ritmo del cuore, metronomo di un tempo meraviglioso… il viaggio continua, il traguardo è ancora molto lontano. Arrivo alla mezza, a Torre Orsina, con un vantaggio di circa 60” sull’obiettivo 198 minuti: la prima metà è ormai archiviata e crescono la voglia e la convinzione di poter fare un tempo importante, anche perché confido nelle mie capacità di gestione della gara; una qualità che se fossi un giocatore di tennis si tradurrebbe nella regolarità di uno di quei noiosissimi palleggiatori da fondo campo, mai una discesa sotto rete, mai una seconda palla rischiosa ed aggressiva… per fortuna ho appeso la racchetta al chiodo prima che qualcuno morisse di noia! Ancora un chilometro in salita e finalmente si aprono le porte di Ferentillo resa famosa dalle sue mummie ma da oggi anche dal caldo incoraggiamento dei presenti e dal profumo di brace che pervade l’aria: un’altra dura prova da superare dopo la lunga salita. Intraprendo la strada del ritorno verso Terni, il verde – colore dominante e onnipresente – della Valnerina lascia spazio a vestigia del passato medievale: rocche, castelli, casali e mulini si alternano armonicamente e caratterizzano i passaggi al km 25 ed al km 30 dove il crono mi sorride ancora segnando 4’38” e 4’40” /km. L’euforia è tanta, battito e respirazione sono regolari, le gambe vanno anche se lo sforzo di tanti chilometri corsi tenendo alto il ritmo in salita comincia a farsi sentire; e poi, come sempre, la vera Maratona ha inizio adesso… Ai ristori prendo al volo prima un pezzetto di banana poi un gel che assumo lentamente, mentre lascio che siano le gambe a dettare il ritmo lungo la discesa preludio al rientro in città: al 35° chilometro passo in 4’38” /km, ora anche il tracciato sembra accompagnarmi verso un risultato importante ed il nuovo passaggio in prossimità della cascata sembra l’apertura del sipario a fine rappresentazione, quando gli attori si inchinano per ricevere l’applauso del pubblico. Chilometro numero 40, è (quasi) fatta: 4’42” /km, mi è difficile capire se sono più felice o soddisfatto per il lavoro svolto in fase di preparazione… il cartello che segnala l’ingresso a Terni è alle spalle già da qualche centinaia di metri, ora sì avverto la presenza dell’acido lattico che indurisce le gambe ma la gioia per la prestazione e la certezza per il mio nuovo primato – potrei persino rallentare al ritmo di un’uscita di jogging e riuscirei comunque nell’intento – sono adrenalina pura e percorro gli ultimi 2 chilometri in città facendo leva sulle residue forze per chiudere persino in progressione, tra l’applauso del pubblico che mi trascina al traguardo dove fermo il crono in 3:16’20” (4’39” /km di media), 91° posto assoluto su circa 800 maratoneti di cui 653 classificati: personal best migliorato di 2 minuti e 18 secondi, una gioia che trattengo a fatica, uno stato d’estasi che mi trascinerò fin dentro al luogo di lavoro dove tornerò direttamente da Terni, con una bellissima medaglia opportunamente nascosta dentro allo zainetto insieme al pettorale di gara, la stelletta della decima cucita con il filo dorato delle occasioni importanti ed una nuova esperienza meravigliosa che è già entrata a far parte della mia collezione.
Cos’altro aggiungere della Maratona di San Valentino di Terni? Evento sportivo nel suo insieme decisamente bello, percorso abbastanza impegnativo soprattutto nella prima metà, organizzazione molto buona, ristori sia liquidi che solidi in buona quantità, percorso chiuso al traffico e ben vigilato, volontari simpatici, puntuali ed efficaci, belle la medaglia e la maglia tecnica, soltanto il pacco gara piuttosto scarno (ma poco importa!). Non una Major ma un’ottima Maratona, che ogni atleta italiano dovrebbe assolutamente fare almeno una volta in carriera!

12 Commenti

  1. Grazie Marco… sei veramente troppo buono! Sono anche molto contento che ti piaccia leggere questi infiniti racconti, diciamo che il dono della sintesi non è proprio il mio forte… 😉
    Non te lo posso promettere per via del mio caratteraccio, ma mi impegno fin d'ora di provare ad andare al lavoro con la medaglia al collo! 🙂

  2. Grazie ancora, Marco!
    Penso che alle capacità atletiche e tecniche vadano accompagnate qualità morali, intelligenza, umiltà, spirito di abnegazione, determinazione e consapevolezza e che non debbano mai mancare divertimento e passione… tutto quello che possiedi! I risultati che verranno (ma gli attuali sono già da grande atleta!) saranno soltanto il frutto da raccogliere…

  3. Non so più che complimenti farti se non i soliti: sei un mostro! Grandissimo!!! Sempre un piacere leggerti. Se mi permetti il consiglio la prossima volta non trattenere le emozioni e non nascondere la medaglia nello zaino 😉

  4. Andrea te li meriti tutti i complimenti perchè ogni tuo traguardo è raggiunto con raziocinio, senza assilli o rinunce. In riferimento ai miei risultati, sono lontano dalle buone performance dell'anno passato, ma ora mi sento più consapevole ed esperto nella gestione di questo sport. Tutto qui.

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