Maratona di Torino 2014

Torino, 16 novembre 2014.

Sono passati ormai molti anni ma il ricordo del mio periodo vissuto a Torino (oltre un anno a cavallo degli anni ’80 e ’90) è sempre vivido ed intenso e quando ho deciso di cimentarmi in questa Maratona sapevo che avrei vissuto un emozionante ritorno al passato. Ricordo con piacere tutto: il modello urbanistico ottocentesco, la tipica architettura dalla duplice impronta barocca e Liberty – solo apparentemente incompatibili, in realtà magicamente incantevoli -, le meravigliose piazze ed i viali con gli infiniti portici, i caffè d’epoca con l’inconfondibile aroma, il profumo inebriante di gianduia e cioccolata, le librerie storiche ed una colonna sonora unica: lo sferragliare di un tram con il suo carico di ombre e silhouette di paltò e cappelli, che si materializza fendendo senza fretta la compatta nebbia mattutina e la morbida foschia serale.
Accantono l’amarcord per vivere con entusiasmo il presente, il sabato piovoso non scalfisce minimamente il buonumore e la voglia di godere delle bellezze della prima capitale d’Italia, d’altro canto passeggiare senza meta lasciandosi ammaliare dalla città sabauda vale ampiamente il prezzo pagato alle condizioni meteorologiche, tutto sommato neanche troppo inclementi. Nel corso del pomeriggio, di tanto in tanto, una tuta colorata fa capolino da una giacca impermeabile per ricordarmi l’approssimarsi dell’evento, ma sono talmente immerso nella tipica atmosfera piemontese che rimando all’indomani ogni considerazione di carattere squisitamente sportivo. Purtroppo la giornata giunge presto all’epilogo, ma prima c’è da mandare in scena il piacevolissimo rituale della cena: l’immancabile piatto di spaghetti al ragù – ormai molto più simile ad un irrinunciabile amuleto piuttosto che la scrupolosa osservanza delle regole alimentari della vigilia – ed un’ultima passeggiata prima del necessario riposo, chiudono questo bellissimo sabato che infonde ottimismo ed entusiasmo in previsione della Maratona.
Domenica, ore 6:30. La vicinanza dell’alloggio alla zona di partenza è un lusso che potrebbe evitarmi alzatacce ed orari vampireschi, malgrado ciò la mattina della gara vesto i panni del monaco zen e mi prendo tutto il tempo necessario per prepararmi in assoluta tranquillità. Il suono della sveglia è la solita sentenza, svanisce il mondo dei sogni e si concretizza lentamente quello dei 42.195 metri da percorrere con gambe, testa e cuore, alla ricerca della nona medaglia sulla distanza regina, all’inseguimento di una nuova giornata di gloria (vana, effimera? Tant’è…). Mentre indugio nel consumare la colazione e mi occupo degli ultimi preparativi, fingo serenità ed indifferenza ma non posso non ammettere che ci tengo molto a fare bene in questa che ritengo la mia città d’adozione; esco in strada e Via Garibaldi presenta già un buon colpo d’occhio, diversi drappelli di maratoneti, confusi e felici, intrecciano i loro discorsi che si confondono in un gran vociare, evento unico nella notoriamente silenziosa ed ancora sopita Torino. Mi affretto per non mancare all’appuntamento con gli amici di RunningForum tra i quali individuo immediatamente SlowRunner (ormai gareggio soltanto se è presente anche lui!), faccio la conoscenza di altri ragazzi conosciuti attraverso sogni, speranze ed obiettivi da tastiera e mi imbatto in Carlo, un ottimo e simpatico collega di lavoro con il quale scambio un breve ma caloroso saluto… buffo questo sport, toglie giacca e cravatta ed infila canotta e svolazzini! Pochi esercizi di stretching, un breve riscaldamento ed ecco l’incontro con InfernettoRunning (al secolo Armando… diavolo di un UltraMaratoneta!): anche questo inaspettato happening è decisamente benaugurante, cresce ancora di più l’entusiasmo e la fiducia in una buona gara… punto alle 3 ore e 20 e non se ne parli più!
Gli attimi che precedono il via sono gli stessi di tutte le altre occasioni, da Firenze a Berlino, da Reggio Emilia a Milano: l’eccitazione è tangibile, gli applausi e l’incitamento sono adrenalina pura e cancellano per qualche istante i propositi, gli obiettivi e le tattiche studiati scrupolosamente in funzione del percorso e dell’altimetria… poi, allo sparo dello starter, le gambe si mettono in moto quasi per inerzia e c’è solo il rumore sordo delle suole sull’asfalto, mentre la concentrazione torna alta.
La giornata è perfetta, il cielo è coperto ma non piove, c’è poco vento e la temperatura è intorno ai 7° C, tutto procede per il meglio anche se l’uscita dal centro cittadino è resa difficoltosa dal muro di podisti concentrati più sul look e sulle espressioni da assumere al cospetto degli obiettivi dei fotografi e delle riprese televisive che sull’impegno agonistico… niente di male, ci mancherebbe, rimane l’eterno dilemma per cui atleti che hanno tempi e obiettivi non propriamente da top runner si ostinino a partire alle loro spalle. Procedo in slalom lungo Via Po alla ricerca dello spazio per impostare il mio ritmo e, giunto in Corso Moncalieri (km 2) appena attraversato il fiume, mi attesto sui miei 4’45” /km, andatura che tengo pressoché inalterata fino al 10° chilometro. Generalmente dopo il primo quarto di gara il treno dei maratoneti si è già decisamente allungato ma non in questo caso, a testimonianza della grossa partecipazione di atleti di fascia medio-alta, come testimonierà il cospicuo numero di finishers sotto le 3 ore (!). Procedo di buona lena e con ottimismo, il percorso non tradisce assolutamente le attese, è pianeggiante, scorrevole e al tempo stesso piacevole alla vista: al km 12 si attraversa Nichelino ed al km 19 ecco la meravigliosa tenuta di caccia di Stupinigi, che meriterebbe davvero una visita “meno veloce” in abiti civili. Transito al km 15 e poi alla mezza pienamente in linea con l’obiettivo dei 200 minuti, la prima metà è alle spalle ed il quadro fisico generale è buono ma mi riservo un momento di verifica più attento dopo il km 30; nel frattempo voglio godermi un’altra decina di chilometri provando a tenere il mio ritmo con il minor dispendio di energie possibile e rispondendo agli applausi di un pubblico composto ma partecipe, che scalda il cuore e rende leggere le gambe. E’ il km 25 quando spingo ancora brillante lungo Corso Unione Sovietica, sul gps campeggia un incoraggiante 4’46” /km confermato cinque chilometri dopo allorché prendo atto con crescente soddisfazione di un comodo 4’47” /km, sebbene il tracciato proponga il tratto probabilmente più ostico. Finora ad ogni ristoro ho sorseggiato acqua o sali evitando accuratamente di cedere sul passo ed evitare così la mia atavica difficoltà nei bruschi cambi di ritmo, riscontrata nelle sedute di allenamento più lunghe… il fisico ringrazia sentitamente, non ho alcun accenno di crampi né sentore di stanchezza eccessiva ed anche frequenza cardiaca, fiato e testa – in questa ottica aiuta molto sapere che con Corso Francia e Corso Vittorio Emanuele II si rientra verso il centro città – mi confortano molto in vista del conto alla rovescia finale. Il 4’44” /km al 35° chilometro mi stampa un sorriso a 32 denti difficile da contenere, ma mentre percorro Corso Galileo Ferraris e Corso Re Umberto (km 37-39) affiora un pò di stanchezza mentale per cui decido di ricorrere ad alcuni espedienti: visualizzo il traguardo, l’abbraccio del pubblico festante, la medaglia al collo da accarezzare come un trofeo olimpico, il sorriso di chi mi vuole bene (nelle situazioni più estreme funziona pure quello di qualche sconosciuto…), persino una doccia rigenerante e un gustosissimo piatto di agnolotti! Sospinto da queste pagane motivazioni e da un’emozione sempre più intensa entro nell’ultimo, indimenticabile, chilometro: Via Sacchi, Piazza Carlo Felice, finalmente Via Roma, poi Piazza S. Carlo ed infine Piazza Castello… le due interminabili ali di folla forniscono rinnovata energia per lo sprint finale e per correre gli ultimi 1000 metri di gran carriera in 4’27” /km. Arresto il gps ma non la gioia e l’emozione che, al contrario, crescono anche in virtù del responso cronometrico che recita benevolo 3:20’31”, 4’44” /km (solito, neanche piccolo, rammarico: alla fine ho corso 300 metri in più equivalenti a circa 1 minuto e mezzo). Soddisfatto, felice e stanco, nel cuore e nella mente una nuova fantastica esperienza che archivio con la mia terza migliore prestazione in Maratona, seconda dell’anno, limando di circa 1 minuto e 20 secondi il tempo ottenuto a Verona soltanto 5 settimane fa. Con la nona medaglia al collo, non rimane che una bella doccia rigenerante, un gustosissimo piatto di agnolotti (anche se poi opterò per una reintegrazione meno robusta) e la colonna sonora sulle note dello sferragliare di un tram, con il suo carico di ombre e silhouette di paltò e cappelli a farmi dolce compagnia come in quelle lontane giornate giovanili trascorse nella mia città di adozione.

Chiosa finale sulla Maratona.
Complessivamente ben organizzata, percorso in sicurezza, pianeggiante e veloce, partecipazione di pubblico buona da un punto di vista numerico ed ottima in quanto a calore ed incitamento, ristori puntuali con personale cordiale ed efficace, arrivo scenografico, bellissimo, entusiasmante. Peccato la partenza priva di griglie basate sui tempi ed il ritiro borse alquanto caotico (ma molto ben posizionato a ridosso del traguardo). Discorso a parte merita il ristoro finale, che ritengo sia molto importante: capisco che non è sempre possibile organizzare pantagruelici e luculliani pasta party o meravigliosi banchetti a base di pasta e fagioli (vedi Treviso) o di altri gustosi manicaretti riservati anche ad atleti celiaci (vedi Reggio Emilia), ma un pò di attenzione in più per chi ha alle spalle un impegno fisico tanto probante sarebbe auspicabile. Poco male, tutto è perfettibile e poi parliamo di una Maratona bellissima, veloce… da fare!

10 Commenti

  1. Grazie di cuore, Marco!
    Sì, lo scorso anno avevo letto diversi commenti negativi al punto che non ero certo di partecipare. Credo che qualche passo avanti sia stato fatto, ma una Maratona importante come quella di Torino merita un'organizzazione di alto livello. Magari ascoltando i suggerimenti dei protagonisti…

  2. Grazie mille, Marco!
    In genere il mio obiettivo primario è quello di non strafare nella prima metà (anche se freschezza ed entusiasmo sono difficili da frenare), se possibile accumulare uno o due minuti di vantaggio sul ritmo prefissato e poi gestire i secondi 21 chilometri. Non sempre chiudo con un negative split, ma cerco di evitare crolli nel finale… la Maratona deve essere sempre un divertimento!

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