Maratona di Verona 2014

Verona, 5 ottobre 2014.

Origini antichissime, un’alta concentrazione di luoghi di interesse storico ed artistico, eleganza e signorilità architettonica, ovunque tracce della dinastia degli Scaligeri, dell’appartenenza alla Repubblica di Venezia, dell’influenza napoleonica ed asburgica… la passeggiata per le vie di Verona alla vigilia dell’ottava Maratona, è l’ennesima conferma della ricchezza del patrimonio culturale italiano, della sua storia millenaria, dell’insofferenza a rimanere relegata alle pagine di un libro e della volontà di manifestarsi tra la gente, nella vita e nei luoghi di tutti i giorni.
Sabato 4 ottobre, alle 11:30 sono già nel centralissimo bed and breakfast che mi ospiterà per questo fine settimana tutto da godere, la camera non è ancora pronta e questo presunto piccolo inconveniente in realtà mi fornisce l’alibi per uscire immediatamente, giusto il tempo di lasciare alla gentilissima proprietaria il fedele zaino, compagno di corse e viaggi: giro l’angolo e sono in Piazza Brà, di fronte all’Arena, dove è stato allestito l’Expo e si impongono alla vista gli sgargianti gonfiabili per la partenza e l’arrivo, oltre a quelli in cui campeggiano a caratteri cubitali gli sponsor della manifestazione.
Ritiro il pettorale ed il pacco gara (poi accennerò alle dolenti note…), quindi trasferisco curiosità ed entusiasmo tra vicoli, piazze e palazzi dove indugio e respiro lentamente per coglierne ogni sfumatura, lasciare che l’atmosfera, le immagini e le sensazioni trovino spazio nei luoghi della memoria e nei meandri del cuore… è sempre così, non c’è viaggio che non finisca per coinvolgermi emotivamente al punto di dimenticare il motivo principe per cui sono sul posto! La giornata è splendida, la temperatura è primaverile e leggermente ventilata e la visita alla città – la già citata Piazza Brà con l’Arena, il Liston, Via Mazzini, Via Cappello con l’immancabile casa di Giulietta, Piazza delle Erbe, Piazza dei Signori, il Lungo Adige, il Duomo sono solo alcuni dei luoghi in cui piacevolmente e consapevolmente mi perdo – diventa una gradevolissima tappa di avvicinamento al giorno dell’evento che, come sempre accade in queste circostanze, non tarda ad arrivare: le ore corrono via velocemente ed è già il momento di archiviare questa meravigliosa giornata, giusto il tempo di riempire il serbatoio con una “discreta” quantità di carboidrati (per inciso, nonostante sia ottobre si cena all’aperto!), di consumare un’altra oretta confuso nel fiume di gente che non ha mai smesso di scorrere gioioso per tutta la giornata e lascio andare le preziose membra sul comodo giaciglio.
Sono le 6:30 del grande giorno, riprendo faticosamente coscienza ed eseguo con voluta calma le azioni di sempre: doccia, classica colazione pre-Maratona, espletamento delle esigenze fisiologiche (qualche preoccupazione per problemi gastrointestinali avuti nel corso della settimana), un pò di stretching. Appunto il pettorale, scendo le scale e… sono in prossimità delle griglie di partenza! Mai come in questa occasione non c’è stato tempo per distrarsi, nonostante ciò incontro ancora una volta l’amico “SlowRunner” e, oltre alla contentezza di averlo rivisto, interpreto questa felice coincidenza come un evento beneaugurante, una sorta di benedizione per una felice Maratona. Ingresso in griglia ordinatissimo nonostante la partenza concomitante di Maratona, Mezza e 10 km, speaker che incoraggia e nel contempo invita a non osare troppo durante i primi chilometri, folla – numerosa e calorosa ma, ahimè, soltanto all’inizio ed alla fine del percorso – che incita a gran voce, lo sparo, le gambe che finalmente possono dare libero sfogo alla loro fame di asfalto… E’ partita la mia Maratona numero otto, con un colpo di spugna cancello le sofferenze di una preparazione costruita in gran parte durante l’estate e benedico le levatacce e gli allenamenti a stomaco vuoto, i rigoli di sudore, i muscoli talvolta stressati dai lavori di qualità, il respiro spesso affannoso alla ricerca della condizione migliore. Un paio di chilometri corsi sui sanpietrini nel cuore dell’incantevole Verona, sospinto dalle urla e dagli applausi del pubblico partecipe ed entusiasta, poi l’inizio di un lungometraggio che ribattezzerei “La solitudine del podista”: dal km 3 fino al km 11,5 si corre lungo l’Adige, immersi nel silenzio interrotto soltanto dai passi degli atleti, dal respiro ancora regolare e da qualche parola scambiata per non restare soli con il pensiero che quel tratto di percorso, così come quello successivo altrettanto lungo, dovrà essere percorso una seconda volta… pazienza, sono qui per correre, divertirmi e dare il meglio di me e tanto basta! L’obiettivo cronometrico è quello di chiudere in meno di 3 ore e 24 minuti, tempo ottenuto esattamente un anno fa a Berlino, anche se poi tutte le Maratone successive le ho terminate in meno di 3:22′: la preparazione dagli esiti altalenanti, l’inizio di un nuovo ciclo di Maratone durante il quale dosare le forze, il percorso nervoso e un pò noioso ed una discreta dose di prudenza mi consigliano di iniziare con il piede sull’acceleratore ma tenendo un occhio all’indicatore della benzina. Primi 5 chilometri alla media di 4’47 /km, i successivi 5 in 4’42” /km, la condizione fisica è buona, il sole è alto (ma finora è stato alle spalle) ed il clima è ancora mite, con temperatura intorno ai 15 gradi. Come detto, al km 11,5 il percorso propone un altro tratto che verrà ripetuto una seconda volta, anche questo lungo circa 8 chilometri; viaggio ancora a buona andatura, passo disinvolto ed allegro tra filari di vigneti ed al 15° e 20° chilometro transito rispettivamente in 4’46” /km e 4’45” /km, mentre chiudo la Mezza in meno di 1 ora e 40′ (4’44” /km di andatura media). Nel frattempo, al km 19, i partecipanti alla Mezza sono stati dirottati verso il loro traguardo, l’iniziale nutrito numero di podisti si riduce drasticamente e la concomitante assenza di pubblico crea un clima surreale, molto simile a quello che vivo durante i lunghissimi in solitaria sulle ciclabili romane. Lavoro molto a livello mentale, tengo alta la concentrazione ed affronto il secondo giro sul lungo Adige con il morale alto; nonostante correre nuovamente sullo stesso tracciato non sia esaltante, la vista dei cartelli chilometrici del primo passaggio (km 5, km 6, …) mi rincuora e mi mette di buon umore, così transito al 25° con un parziale decisamente buono, 4’42” /km e mi appresto al tratto in assoluto più impegnativo molto motivato e determinato a non abbassare troppo il ritmo: dal km 27 si percorrono 4 chilometri “nuovi” ma soprattutto si affronta la dura salita che porta a Corrubbio, lungo la quale recupero su diversi maratoneti costretti al passo: con mia grande soddisfazione al km 30 registro il parziale di 4’47” /km, le gambe girano ancora bene, respiro e battiti sono sotto controllo e continuo di buona lena mentre mangio un microscopico pezzo di banana lanciatomi al volo da un’addetta al ristoro. A circa 12 chilometri dalla fine il pensiero è sempre lo stesso, “adesso inizia la Maratona…”: perplessità, speranze, prudenza, presunzione, stanchezza, entusiasmo, una serie di emozioni contrastanti che con l’esperienza sto imparando a decifrare e controllare, inconsciamente passo in rassegna tutti gli stati emotivi per poi decidere che non mi appartengono, che se rimango concentrato domino muscoli, cuore e respiro fino al traguardo e li spingo oltre, magari verso un risultato cronometrico che mi sorprenda ancora una volta…
Percorro di nuovo la strada verso Verona, ancora un lungo tratto ripetuto per la seconda volta (nota dolente di questa Maratona), ma adesso il pensiero è rivolto soltanto al chilometro che sto correndo e così, nonostante la fatica si cominci a sentire, transito al 35° ed al 40° in 4’46” /km; il resto lo fa il pubblico il cui tifo caldo aiuta non poco lungo lo Stradone Porta Palio, percorso due volte prima di fare l’ingresso trionfale a Via Roma e quindi a Via Dietro Anfiteatro, sotto il gonfiabile del traguardo. 3:21’58”, tanto è passato da quando sono partito e la gioia per aver chiuso anche questa Maratona con una media di 4’46” /km (alla fine ho corso per 42.390 metri, 200 metri in più rispetto alla distanza certificata) e di essermi posizionato al 148° posto assoluto su 1.263 partenti mi stampano un sorriso da ebete ma pieno di emozione… Per dirla con Trilussa: “C’è un’ape che si posa su un bottone di rosa: lo succhia e se ne va. Tutto sommato, la felicità è una piccola cosa”.
Tanti, purtroppo, i lati negativi di questa gara: organizzazione non delle migliori, ristori limitati allo stretto necessario, ristoro finale totalmente assente (intollerabile per una Maratona!), pacco gara con la sola maglia tecnica (il male minore), grandissima parte del percorso ripetuto due volte (noioso e neanche veloce), pubblico presente soltanto ad inizio e fine gara (anche questo imputabile all’organizzazione dal momento che il tracciato, come detto, si è snodato in zone periferiche non solo rispetto a Verona ma anche ad altri centri abitati). Occasione persa e soprattutto un’ingiustizia per la bellissima città di Verona e per i suoi abitanti che non mi hanno mai fatto mancare ospitalità e calore durante tutto il fine settimana. L’importante è imparare dai propri errori, l’anno prossimo la gara sarà senz’altro all’altezza della città.
Evviva Verona, evviva la Maratona!

15 Commenti

  1. Scusa Fausto, sono io che non ho capito, comincio a perdere colpi…! Credimi, mi è dispiaciuto moltissimo muovere questi appunti ma alcune “disattenzioni” non sono davvero tollerabili (gli esigui ristori lungo il percorso ed il mancato ristoro finale su tutte). Peccato davvero, Verona è una città meravigliosa, così come lo è la sua gente!
    Ora volto pagina, forse il prossimo palcoscenico sarà Torino!

  2. Hai ragione, Fausto, mi piacerebbe molto, ad esempio, cimentarmi nel trail e poi ci sarebbero le ultra… al contempo, però, immagino la mia carriera di “assaggiatore di corse” (per dirla con le parole di Giovanni Storti) ancora molto lunga (come se avessi 20 anni…) e di strada da fare in Maratona ne ho ancora tantissima, per cui vorrei andare avanti ancora per un pò. Diecimila, mezze e altre distanze mi piacciono ma sono malato per il fondo, comunque in futuro ci saranno senz'altro nuove esperienze!
    Grazie ancora, Fausto!

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