Maratona di Reggio Emilia 2013

Reggio Emilia, 8 dicembre 2013.

Il mio viaggio attraverso il mondo delle Maratone si arricchisce oggi di una nuova, entusiasmante tappa: Reggio Emilia, piccolo gioiello artistico, architettonico e culturale in piena Pianura Padana, splendido mosaico di piazze e stradine attraversato dalla via Emilia ed impreziosito da chiese, palazzi e residenze nobiliari. Correre la Maratona nella terra consacrata al parmigiano reggiano, alla pasta mirabilmente tirata a mano, allo gnocco fritto ed al lambrusco, nasce da un’idea condivisa con famiglia ed amici nel corso di una cena dal sapore decisamente meridionale, davanti ad una pizza alla diavola opportunamente innaffiata da una birretta fresca. In una calda serata estiva gettiamo così le basi per programmare una gita di un paio di giorni a Bologna, nonché la mia terza Maratona di questo 2013, dopo le meravigliose esperienze di Roma e Berlino. Mai scelta è stata più azzeccata e se da un punto di vista della compagnia e del turismo era assolutamente scontato, da quello squisitamente sportivo è stata una sorpresa bellissima, personalmente indimenticabile. Ma prima di disquisire su tempi, tattiche ed andature, ancora una volta non posso non raccontare l’altra faccia del podismo, quella che si nasconde dietro alle gare, alle medaglie ed ai personal best ma che li arricchisce rendendo questo sport unico e per me imprescindibile.
Un paio di settimane prima dell’evento ho chiesto su Running Forum se qualche maratoneta partisse da Bologna alla volta di Reggio Emilia e nel giro di pochi minuti si è offerto Pietro, persona straordinaria ed atleta bravissimo che, partito da Siena, sarebbe venuto a prendermi in albergo a Bologna per poi riportarmici dopo aver gustato il rigenerante pranzo in grande allegria insieme a Luca e Simone, altri due amici podisti senesi. Come se non bastasse il giorno prima della Maratona Pietro si è offerto di ritirarmi il pettorale per non perdere tempo la mattina della gara… cosa dire, semplicemente un grazie enorme e l’impegno a sdebitarmi alla prima occasione che capiterà!
Si parte da Roma il sabato mattina, avremo così tutto il tempo per lasciarci rapire dallo splendido centro storico della Dotta e confonderci con la gaudente popolazione felsinea, che invade pacificamente gli amati portici rilucenti degli addobbi natalizi. Per qualche ora, complice la variegata gioventù multietnica che frequenta l’Università, galleggiamo in uno stato d’ebbrezza ed eccitazione che il tempo ha relegato in un qualche angolo dell’anima ma che è sempre pronto a riemergere ogni qualvolta gli viene data occasione. Dopo tanto girovagare giunge l’ora di appagare lo stomaco e celebrare degnamente questa bellissima giornata consumando, tra battute e risate di buon gusto, una tipica cena made in Bologna: personalmente adempio da vero professionista ai miei doveri di atleta alla vigilia di una Maratona, sottoponendomi all’imprescindibile carico di carboidrati sottoforma di tagliatelle al ragù… ottime, peccato che in tempo di austerity anche la proverbiale generosità emiliana subisca un giro di vite! Ancora un’oretta a bighellonare e perdersi nella movida bolognese e poco prima di mezzanotte tutti a nanna.
Il nuovo giorno è nato da meno di cinque ore quando, impietosa, la sveglia annuncia che il grande evento è alle porte, mente e corpo si destano lentamente ma non si sottraggono al rito che precede ogni gara. L’impiegato dell’albergo, persona davvero squisita, apre la sala colazione alle 5:30 soltanto per me ed io ritengo giusto dimostrare la mia gratitudine sbofonchiando quattro fette biscottate con marmellata, una fetta di pane bianco con cioccolata spalmabile, caffé, succo d’arancia. Tornato in camera espleto ciò che va (assolutamente!) espletato ed alle 6:20 sono pronto nella hall per l’appuntamento con il grande Pietro. I convenevoli per le presentazioni durano giusto il tempo di un ciao accompagnato da un sorriso ed una stretta di mano, pochi secondi e siamo amici da una vita! Dopo circa tre quarti d’ora di viaggio piacevolissimo e divertente, parcheggiamo la macchina e cinque minuti dopo siamo al caldo del Palazzo dello Sport, luogo deputato al rito della “vestizione” e deposito borse. Sbocconcello il gel per fornire l’ultima scorta di carboidrati ai muscoli che coccolo qualche minuto più del solito, dedicandogli cure ed attenzioni e pregandoli di non tradirmi se non dopo il traguardo.
Finalmente entro in griglia, ora la testa è concentrata esclusivamente sulla gara, l’obiettivo finale e la strategia da adottare. Ho studiato attentamente l’altimetria, Reggio Emilia è una delle migliori Maratone italiane in termini di organizzazione (che merita un capitolo a parte) e bellezza paesaggistica ma il percorso non è velocissimo, tutt’altro: farò ben presto conoscenza con 42195 metri piuttosto nervosi, tecnici e muscolari, che sembra si divertano ad illudere e scoraggiare con i loro continui sali e scendi, costringendo i muscoli a contrarsi ed allungarsi come il soffietto di una fisarmonica. Anche per questo motivo curo con particolare attenzione la fase di riscaldamento, tanto più che una fitta nebbia avvolge piazze e palazzi ed alza notevolmente il tasso di umidità al punto che la temperatura percepita alla partenza è -4. Tutto è pronto, mi sento in forma e sono consapevole di aver lavorato bene durante gli allenamenti, inoltre dopo aver gareggiato per il personal best a Berlino due mesi fa, per questa Maratona nata sotto il segno della goliardia e dal sapore di gita scolastica, mi sono posto un obiettivo meno ambizioso: godere dei luoghi attraversati, fare il pieno di emozioni cercando di tenere un ritmo utile a chiudere sotto le 3 ore e mezza e, arrivato al km 30, verificare se la macchina permette di osare di più… sfido qualsiasi podista a correre senza una seppur minima ambizione cronometrica! La fanfara dei Bersaglieri si schiera in Corso Garibaldi con lo sguardo puntato sul plotone di maratoneti smaniosi e scalpitanti come i cavalli alla partenza del Palio di Siena: le note dell’inno di Mameli sono il preludio al via dello starter. Si parte, sto correndo da 1, 10, 100 metri, la folla imbalsamata nei cappotti, nascosta dietro le sciarpe ed i cappelli, incoraggia con un lungo applauso che, smorzato dai guanti, giunge flebile alle orecchie ma forte e scrosciante al cuore, l’istinto è quello di uscire dal percorso e abbracciarli uno per uno ma non è possibile, ci sono altri 42000 metri da percorrere… magari alla fine, con la medaglia al collo! Agevolato dalla partenza in seconda griglia, subito dopo i mostri sacri, imposto un’andatura piuttosto sostenuta per cercare di lasciarmi alle spalle il maggior numero di podisti in questi primi 3 chilometri all’interno di Reggio Emilia, caratterizzati da strade strette e diversi tornanti, per poi assestarmi su ritmi più controllati almeno fino alla Mezza. Passo al 5° chilometro in 4’50” /km, siamo già in aperta campagna, una coltre bianca di brina mattutina nasconde i manti erbosi all’azzurro del cielo e resiste senza sforzo al sole già alto, ma il fondo stradale è perfetto e il passo è leggero e voglioso di chilometri (e ci mancherebbe, siamo all’inizio…). Al 9° faccio il mio ingresso a Coviolo, dove un nugolo di residenti infreddoliti assiste stoicamente all’incedere di questa sgarrupata truppa in cerca di gloria; vado forte, con tutta probabilità troppo, ed infatti al 10° chilometro transito in 4’41” /km. Devo assolutamente rallentare, sono appena ad un quarto di gara e sto tenendo un ritmo di almeno 15 secondi inferiore a quanto programmato, ma ho una scusante, i podisti intorno a me vanno tutti come treni e incosciamente sono portato a rimanere agganciato come un vagone al locomotore. Il tempo di spaventarmi e di redarguirmi ed ecco il secondo paese, San Rigo, poi di nuovo campagna e campi a perdita d’occhio. 15° chilometro, 4’43” /km, ancora troppo veloce, l’entusiasmo sta prevalendo sulla razionalità e questo in Maratona è permesso soltanto negli ultimi 2, 3 chilometri… Vabbè, intanto sto accumulando un grosso vantaggio sull’obiettivo minimo, vorrà dire che gli ultimi chilometri li farò sulle ginocchia! Cristalli di rugiada brillano ancora ai raggi del sole, ma quando la nebbia si dirada il sipario si apre su un paesaggio ricco come soltanto una natura generosa ed abbondante sa esserlo. Nel frattempo continuo a correre in scioltezza, la leggera ma costante salita che ha caratterizzato tutto il percorso dal momento in cui si esce da Reggio Emilia fino al 17° chilometro lascia spazio ad un altrettanto leggero declivio. Eccomi a Rubbianino, metà gara, 4’42” /km, irrimediabilmente troppo veloce, ormai sono rassegnato ad una parte finale da tregenda… I chilometri che seguono scorrono via tranquilli fino al 24° quando ricomincia la salita che, stavolta con una pendenza più accentuata, durerà fino al 29°. Transito al 25° in 4’41” /km, a questo punto ogni tentativo di richiamarmi ad una condotta di gara più tranquilla è fine a se stesso, la prudenza iniziale sta lentamente lasciando posto ad una nuova convinzione. Vuoi vedere che… Altra strada alle spalle, San Bartolomeo applaude convinta ed uno speaker posizionato proprio all’ingresso del paese saluta il passaggio con parole molto gratificanti che sono un’ulteriore inizione di fiducia, una scarica adrenalinica mi pervade e per qualche secondo sento che tutto è possibile! Giungo al km 30, il check point, il momento in cui posso fare un bilancio piuttosto attendibile in termini cronometrici, ma soprattutto importante in relazione alla condizione fisica dal momento che mi appresto ad iniziare la gara più difficile, quella degli ultimi 10-12 chilometri. Viaggio ancora in 4’42” /km, sento che posso osare, adesso provo a mantenere questo ritmo per altri 5 chilometri… li affronto come se fossero gli ultimi, accorcio il passo e spingo sulle salite, allungo e rilascio i muscoli sulle discese, il respiro è quello della partenza, la frequenza cardiaca in pieno controllo. Obiettivo raggiunto nonostante un accenno di crampetto al terzo dito del piede destro sopraggiunto al 34° chilometro: lo interpreto come un campanello d’allarme ma mantengo la freddezza per cercare un appoggio più leggero possibile che mi consenta di provare a distendere le dita, fortunatamente nel giro di poche centinaia di metri riesco nell’intento. Al diavolo ogni forma di prudenza, non posso più tirarmi indietro, finora ho condotto una gara inaspettata e muscoli, polmoni, testa e cuore sembrano spingermi verso un nuovo primato personale. Provo a distrarmi per qualche minuto per non gravare troppo sul fattore concentrazione, sarà fondamentale quando il fisico mi presenterà il conto di tanto correre. Penso a famiglia ed amici che mi aspettano a Bologna e attendono notizie sull’esito di questa splendida Maratona, poi ad un film che ho visto recentemente in televisione, “Run fatboy run”, in cui il protagonista corre prima per scappare dalla imminente sposa e poi per riconquistarla, sullo sfondo di una sempre affascinante Londra che, prima o poi, vedrà anche il mio incedere. A partire dal 39° chilometro i muscoli delle gambe cominciano ad indurirsi, la corsa non è più fluida, il ritmo cala ma sono ancora in discreta condizione, ormai devo solo amministrare, gestire questi ultimi 3 chilometri, il mio nuovo primato sulla distanza è assicurato e l’entusiasmo è dilagante. 41°, 42° chilometro, riesco a mantenere un’andatura che forse mi permette persino di… ecco il traguardo, la gente che incita ed applaude mi regala il mio momento di gloria, uno sguardo al gps, se do fondo alle mie ultime forze posso… ce l’ho fatta, fermo il cronometro su 3:19’52”, nuovo personal best e prima volta sotto le 3 ore e 20. Meravigliosa Reggio Emilia, una Maratona da incorniciare, perfetta in ogni suo particolare. Ecosostenibile, con raccolta differenziata lungo il percorso, un’organizzazione esemplare, ristori puntuali con acqua, sali, frutta e con prodotti per celiaci, personale cordialissimo, spugnaggi con acqua fredda ed acqua calda (davvero incredibile…). Ottimo ristoro finale e Palazzo dello Sport con bagni, spogliatoio, docce e deposito borse a poche decine di metri, cosa volere di più? Magari un personal best…
Felicità, gioia… quando si riparte?

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