Sindrome del piriforme

Quando nella primavera del 2011 decisi di provare a dare maggiore continuità all’attività podistica intensificando il ritmo ed aumentando il carico degli allenamenti, incappai in un infortunio frutto della voglia di strafare. L’obiettivo di trasformarmi in atleta agonista non era più un miraggio, bruciavo rapidamente le tappe di avvicinamento ad una condizione fisica all’altezza, l’entusiasmo ed il trasporto crescevano giorno dopo giorno, ma l’insidia era dietro l’angolo… anzi, per la precisione, esattamente nella cavità pelvica, in un punto interno e profondo della regione gluteale dove si nasconde (è proprio il caso di dirlo) il piriforme. Quando questo muscolo si irrigidisce e preme con insistenza sul nervo sciatico, dal quale dipendono il movimento e la sensibilità degli arti inferiori, provoca un dolore nella fascia lombare che scende verso i glutei ed arriva alla parte esterna dei muscoli posteriori della coscia, impedendone il naturale movimento di rotazione.
Si tratta della Sindrome del piriforme anche se personalmente l’ho ribattezzata Sindrome del dilettante, dal momento che nasce soprattutto dall’atteggiamento scriteriato di chi ignora il proprio corpo (ed i segnali che ci manda) e di chi procede senza una tabella di marcia costruita su passaggi lenti e progressivi: la mancanza di una fase preparatoria di stretching adeguata, gli allenamenti troppo intensi, le andature esasperate e le variazioni di ritmo schizofreniche, sono infatti le cause scatenanti di questo infortunio antipatico e bloccante. Ricordo sempre che parlo di un infortunio di cui ho sofferto in prima persona, che non ho alcuna competenza in campo medico e che laddove faccio riferimento ad articoli che trattano l’argomento in oggetto ne cito sempre la fonte. Ricordo inoltre che è sempre da censurare l’atteggiamento di chi si affida per la diagnosi ad un dottore improvvisato e assume farmaci non prescritti da un professionista del settore medico, quale può essere un medico dello sport, un traumatologo o un fisioterapista. Esclusivamente a seguito di una visita specialistica si può determinare la diagnosi di un infortunio e soltanto un laureato in scienze motorie o una figura professionale analoga ed esperta in materia, può definire e condividere con l’infortunato un programma di recupero ad hoc. Tanto doverosamente premesso, per venire a capo della mia Sindrome del piriforme è stato sufficiente introdurre una fase di stretching dinamico di circa 20 minuti concentrata in particolar modo sui muscoli della coscia e tornare a correre ad andature più ragionevoli, inizialmente paragonabili a delle uscite di jogging o a delle sedute di scarico con ritmi molto bassi, applicando al termine di ogni allenamento del ghiaccio all’altezza della zona lombo-gluteale. Allo scopo potrebbero essere inoltre molto utili degli esercizi volti sia al rafforzamento dei muscoli della coscia e dei glutei che al potenziamento del “core” (lo so, sono strano, ma io trovo molto utili quelli che insistono sui muscoli addominali), delle rilassate attività di cross-training, delle sedute di massaggi nell’ambito di un programma terapico ben definito. E’ necessario comunque ricordare che questa fastidiosa e dolorosa sindrome può essere facilmente confusa con una vera e propria infiammazione del nervo sciatico, per cui è sempre bene sgomberare il campo da qualsiasi tipo di equivoco consultando un medico allorché si manifestano i primi sintomi di dolore in corrispondenza della fascia lombare e dei glutei. In rete l’argomento è trattato molto diffusamente, mi limito a segnalare due indirizzi che visito spesso: il sito di Albanesi e Running Forum.

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