La 30 km del Mare di Roma 2013

Ostia (RM), 13 ottobre 2013.

Dopo gli interminabili giorni di magra del periodo estivo, il calendario podistico torna ad arricchirsi di gare belle ed importanti come questa 30 chilometri in scena sull’assolato litorale laziale. La distanza, certamente non convenzionale, costituisce un perfetto surrogato per chi ha in programma un lunghissimo in preparazione di una Maratona, un pò meno per me che ho corso la Maratona di Berlino soltanto 15 giorni fa e ho due mesi per preparare la prossima (8 dicembre a Reggio Emilia). Ciò nonostante la tentazione è forte: si tratta di correre (quindi divertirsi), di gareggiare (quindi di divertirsi ancora di più), di competere su 30 chilometri (gara da fondista, il massimo del divertimento!). Inoltre mi piacerebbe bissare la partecipazione dello scorso anno, sapendo in cuor mio che non avrei difficoltà a migliorare decisamente il tempo di 2:41’29” (all’epoca ne ero felicissimo). Fingo di pensarci a lungo, sfoglio una margherita i cui petali sono tutti uguali e decido di cimentarmi in questo nuovo e ravvicinato impegno probante.
La giornata non nasce sotto i migliori auspici in quanto, a causa di un malinteso con un amico podista, alle 7:45 mi trovo ancora a Latina; soprassiedo sulla velocità sostenuta per arrivare in tempo utile per la gara, mi auguro solamente che non stiano leggendo addetti alla sicurezza stradale… in caso contrario mi appello al quinto emendamento.
Alle 8:40 sono al gazebo del Gruppo Sportivo Bancari Romani, ritiro il pettorale, mi cambio e riesco persino ad abbozzare un minimo di riscaldamento… e per fortuna che non ero così determinato a gareggiare!
Entro in griglia ed alle 9 in punto il via dello starter mette fine al tempo dei saluti e dei convenevoli, ma mentalmente non sono ancora entrato in clima gara e comincio la mia corsa piuttosto distratto. A volte mi capita, in particolare quando calo nel contesto della competizione un allenamento propedeutico ad un evento importante, ma nella fattispecie non me ne preoccupo più di tanto perché la distanza consente di recuperare e le gambe sembra che girino bene, sfruttando ancora l’onda lunga della preparazione per Berlino. Quell’indimenticabile esperienza ha accresciuto l’autostima, sono euforico e molto motivato; finché avrò questo entusiasmo e questa voglia di divertirmi, correre e gareggiare saranno sempre e soltanto un enorme piacere, ben oltre qualsiasi risultato cronometrico (al quale, inutile nascondersi, un occhio lo butto sempre).
Le celeberrime “ottobrate romane” non risparmiano il litorale, la colonnina segna 18° C, il sole è già alto ed il tasso di umidità, come spesso accade a queste latitudini, sfiora il 100%! Poco importa (almeno per ora…), mi attesto su un ritmo di 4’40” /km, quello che (forse ottimisticamente) mi sono prefissato e lasciando spaziare lo sguardo penso a quello che mi aspetta:  da un punto di vista paesaggistico il percorso propone panorami e scorci davvero gradevoli, mentre sotto l’aspetto tecnico, nonostante sia prevalentemente pianeggiante, presenta alcune difficoltà (2,5 chilometri di sterrato all’interno della Pineta, un salita spezzagambe al km 29) e nasconde alcune insidie (circa 8 chilometri di Lungomare dritto e veloce ma con il sole che si stampa sul viso, buono per l’abbronzatura molto meno per un impegno agonistico). Tra una riflessione, qualche dubbio sull’autonomia dopo i 42195 metri di quindici giorni fa e la voglia di divertirmi, transito al 10° chilometro in 4’35” /km, un’andatura inattesa e pericolosa, temo che le tossine non siano state totalmente smaltite e che i muscoli possano diventare legnosi da un momento all’altro. Uno degli aspetti che maggiormente apprezzo nelle tanto amate gare di fondo consiste proprio nella gestione dell’impegno agonistico: la conoscenza delle proprie possibilità fisiche contestualizzate nell’ambito di una determinata fase della stagione, la tipologia di percorso e la natura del tracciato, l’analisi del momento ed in funzione di tutto questo la strategia e la tattica da adottare. Queste elucubrazioni mentali mi permettono di distrarmi per qualche minuto e così giungo al km 20 dove prendo atto con soddisfazione di aver corso i secondi 10 chilometri in 4’38” /km. Per la cronaca, il tratto di percorso tra l’11° ed il 19° chilometro si sviluppa sul Lungomare di Ostia e, se da una parte risulta totalmente pianeggiante e scenografico, dall’altra incide notevolmente sulla capacità di resistenza psicologica e metta a dura prova quella fisica con il sole che picchia forte ed inesorabile. La parte conclusiva del percorso offre l’incanto della Pineta, un polmone verde a ridosso della Via Cristoforo Colombo, una delle arterie più trafficate e congestionate dell’hinterland romano. All’interno della pineta il fondo è sterrato e qui la fatica comincia a mandare i primi segnali, si palesa un accenno di crampo al terzo dito del piede destro che però scompare dopo pochi secondi e non incide sul ritmo sostenuto. 
Ormai anche questa bella ed impegnativa gara volge al termine, ma prima di regalare il proscenio con l’entrata allo stadio “Stella Polare” e gli ultimi metri sulla sempre suggestiva pista di atletica, al km 29 c’è da affrontare l’ultimo ostacolo, qualche centinaio di metri di salita veramente insidiosa, sotto lo sguardo, in alcuni casi interrogativo (“ma chi glielo fa fare?”), dei presenti.
Taglio il traguardo in 2 ore, 20 minuti e 57 secondi ad una media di 4’40” /km, migliorando di 20 minuti il mio precedente primato sulla distanza. Mi congedo molto soddisfatto, non solo del risultato cronometrico che mi colloca in posizione 223 su 1327 classificati, ma anche per le capacità di recupero mostrate tra la Maratona e la km 30. Prima di dare appuntamento ai compagni di squadra alla Mezza del Lago di Vico, metto al collo la medaglia e mi premio con un ottimo piatto di pastasciutta gentilmente offerto da simpaticissimi e solerti volontari.

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