Alla corte della Regina d’Olanda

Amsterdam, 31 agosto 2013.

Sabato 31 agosto 2013, ore 6:30. Ho indossato maglietta, calzoncini e scarpe d’ordinanza, effettuato un pò di stretching dinamico ed ora sono pronto per una nuova uscita, questa volta breve e rilassata dopo gli intensi carichi di lavoro delle tre settimane precedenti ed in attesa del richiamo finale e dello “scarico” pre Maratona. Fin qui nulla di strano, ma… sono a Prins Hendrikkade, appena fuori dall’hotel che ospita me e la mia famiglia ad Amsterdam per una settimana di vacanza alla (ri)scoperta dell’Olanda. Utrecht, Delft, Rotterdam, ovviamente la stessa Amsterdam ci aspettano ma a quest’ora del mattino, mentre gli altri ancora riposano, non posso venire meno ai miei impegni sportivi che mi portano dritto dritto alla Maratona di Berlino, tanto meno ora che mancano soltanto 29 giorni! Una volta tanto che posso permettermi un allenamento senza l’attenzione al crono, approfitto per fare il pieno di sguardi e di sensazioni verso una città che all’alba offre una faccia di sé totalmente sconosciuta ai più, sicuramente ai turisti in cerca di svago e divertimento ma molto probabilmente anche ai suoi stessi abitanti, tutti inseparabili dalla loro bici (qualcuno pure da qualche canna di troppo…!), istrionici, goderecci, coloratissimi e… infiniti!

Il grande luna park notturno, l’enorme kermesse chiassosa e multietnica che va in scena senza soluzione di continuità dal pomeriggio fino alle prime luci del mattino, il rutilante mondo di suoni e umanità, il caleidoscopio di colori e forme che si ripete ogni sera e ogni sera è diverso, lasciano spazio ad una città dall’aria rilassata e naif, che si specchia sonnacchiosa e snob nei suoi immobili canali dai colori pastello, le tinte tenui e la luce pulita, sicuramente più vicina ad un quadro impressionista di Pissarro o Monet che ad uno dei capolavori dei grandi pittori locali Rembrandt e Van Gogh. Tante le emozioni raccolte lungo gli oltre 11 chilometri percorsi in pieno centro nella città sull’Amstel… parto risalendo il Damrak (dove due solitari ragazzi mi rivolgono un inaspettato e ripetuto “Good job”) fino al Dam dal quale, dopo un rapido saluto al Palazzo Reale ed a Sua Maestà la Regina, mi dirigo lungo il Rokin e l’Amstel. Qua posso ammirare in rapida successione il Municipio, il Teatro della Musica, l’Hermitage Amsterdam ed il famoso ponte “magro”, il Magere Brug, che attraverso davanti allo sguardo ed al sorriso di altri due ragazzi sopravvissuti alla notte. A questo punto risalgo verso nord fino al Mercato dei Fiori, poi proseguo lungo il Singel per giungere alla piazza Spui con le sue splendide librerie ed il Beghinaggio, dopodiché procedo per Huidenstraat attraversando alcuni canali e mi dirigo ancora in direzione nord su Prinsengracht. Un paio di giretti lungo nuovi corsi d’acqua mi permettono di dare uno sguardo pieno di ammirazione alle tipiche case che sembra si spingano l’una con l’altra, molto caratteristiche ed altrettanto eleganti, da una delle quali esce un signore per portare il cane ad espletare le sue esigenze fisiologiche. Anche lui abbozza un saluto che non posso non contraccambiare con un cenno della mano e con il sorriso di chi si sente a casa propria, quasi fosse parte integrante della città. Ancora pochi metri e corro davanti all’imperdibile Casa di Anna Frank ed alla imponente Wester Kerk, proprio nel momento in cui rintoccano melodiose le sue campane, quindi giro a sinistra su Westermarkt, percorro Raadhuisstraat attraversando di nuovo alcuni ponti e canali. Sono alle spalle del Palazzo Reale e passo tra quest’ultimo e la De Nieuwe Kerk, altra splendida chiesa dalle dimensioni decisamente importanti, attraverso nuovamente il Dam ed il Rokin e ripercorro parte del tracciato già fatto in precedenza, nella parte sud del centro storico. Dopo qualche centinaio di metri corsi in compagnia di un intrepido podista locale (o di un altro pazzo come me? In tal caso… viva la follia!), prendo atto che sto correndo da poco meno di un’ora quindi decido di fare ritorno verso l’Hotel, ma non prima di esplorare alcune vie non percorse in precedenza, come la Nieuwendijk, strada stretta e lunga, completamente pedonale ed invasa da negozi di ogni genere e fattezza e che per questo, tra un paio d’ore, sarà letteralmente presa d’assedio da residenti e turisti.
Poche centinaia di metri ed eccomi tornato… cala il sipario su un’esperienza che soltanto la passione per questo sport poteva farmi vivere e che va ben oltre la semplice traccia del gps ed i riscontri cronometrici. Il tempo di varcare la soglia della porta dell’hotel ed in lontananza torna a farsi sentire l’Amsterdam che conosciamo, quella che si fa il trucco per compiacere alle persone in cerca della compagna di giochi e che nasconde accuratamente la sua vera anima, intima, signorile, un pò snob.

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