Race for the Cure 2013

Roma, 19 maggio 2013.

La fermata della metro è Circo Massimo, la stessa della Maratona di Roma. Incredibile come il ricordo incancellabile di quell’evento possa trasformare uno spazio anonimo, un nonluogo per dirla con Marc Augè, in un luogo dell’anima, in un’emozione che cresce ad ogni scalino salito, in un caldo abbraccio con un vecchio amico. Ma oggi è un altro giorno e c’è un nuovo evento da non mancare. Per prenderne coscienza basta riemergere in superficie e volgere un primo sguardo furtivo al catino del Circo Massimo, dove circa 60000 persone tra agonisti, non competitivi, organizzatori e, soprattutto, cittadini di ogni età, hanno voluto presenziare ad un impegno sociale molto importante come la lotta contro il tumore al seno. Una folla oceanica e multicolore dove predomina il rosa: il rosa delle donne che hanno combattuto e vinto la battaglia, il rosa delle donne, tantissime e di ogni età, solidali e partecipi, il rosa degli stendardi, dei gonfiabili della partenza e dell’arrivo, il rosa delle centinaia di palloncini che si stagliano sullo sfondo di un cielo inizialmente grigio, quindi azzurro intenso. La colonna sonora è l’entusiasmo di tutti i presenti e la nota finale di questo inno alla vita è la corsa podistica “Race for the Cure”, una “breve” di 5 chilometri (distanza sulla quale non mi sono mai cimentato) da correre a perdifiato, da vivere quasi in apnea, senza adottare tattiche, senza fare calcoli, semplicemente spingendo il piede sull’acceleratore e dando fondo a tutte le proprie risorse fisiche.
Per farmi trovare pronto e con il motore già caldo al via dello starter, decido di fare un buon riscaldamento arricchito da alcuni minuti di fartlek improvvisato, ma prima c’è il tempo per un nuovo incontro con alcuni amici e compagni di squadra al gazebo del G.S. Bancari Romani, posto su uno dei sentieri laterali qualche metro più in alto rispetto al cuore del Circo Massimo: saluti, strette di mano, pacche sulle spalle, chiacchiere e tanti sorrisi e battute. Ben oltre una piacevole consuetudine, ad ogni gara si rinnova l’abbraccio sincero, entusiasta ed affettuosissimo con tanti ragazzi di tutte le età, conosciuti grazie al podismo ed ormai diventati un’imprescindibile e meravigliosa parte delle mie domeniche sportive. 
Sale la concentrazione e fisso come obiettivo un tempo sotto ai 4 minuti a chilometro, meno di 20 minuti finali. E venti sono i minuti che mancano al via, è giunto il momento di mettersi in griglia! Vengo invitato a comporre con alcuni compagni di squadra ed altri atleti il cordone per dividere l’area destinata ai top runner dal resto del mondo podistico e così mi ritrovo sotto al gonfiabile della partenza in compagnia dei mostri sacri che fanno terra bruciata alle loro spalle. Dopo alcune parole spese per ricordare l’importanza della giornata e dell’impegno da profondere nella lotta ai tumori, prima dallo speaker poi dall’attrice Cucinotta, la banda suona l’inno nazionale e lo starter parte con il conto alla rovescia: tre, due, uno… via! Poco importa se il percorso è tutt’altro che agevole, ricco com’è di salite, strappetti, biscotti e sampietrini, il tempo di accendere il motore e parto lancia in resta tra due ali di folla acclamante ed il rumore sordo dei passi già frenetici dei runners, avidi di metri, scalpitanti lungo Via dei Cerchi. E’ una sensazione nuova e strana, percorro Via delle Terme di Caracalla a una velocità per me inusuale e chiudo il primo chilometro in 3’48”, accumulando un ottimo vantaggio in attesa delle salite e delle curve più strette. Salite (due, per la precisione) e discese che arrivano poco dopo il primo biscotto e che costringono a un paio di strappi dai quali esco comunque con tempi e condizione piuttosto confortanti: al secondo chilometro, davanti al Parco del Celio, registro un 3’49” molto gratificante. Continuo nella mia folle corsa, all’orizzonte scorgo il Colosseo e quello che un tempo fu teatro di spettacoli sanguinolenti, per me oggi è una persona cara da non far aspettare, da raggiungere il prima possibile, anche se un pò di fatica comincia a fare capolino e questi benedetti sampietrini non aiutano di certo! Abbraccio l’antico anfiteatro dopo averlo costeggiato in leggera ma costante salita e entro in Via dei Fori Imperiali. Anche il terzo chilometro è archiviato ed il tempo continua a strizzarmi l’occhio: 3’52” min/km, ora che la brillantezza comincia a venire un pò meno il riscontro cronometrico così positivo mi infonde entusiasmo e grande motivazione per il raggiungimento dell’obiettivo fissato, potrei persino chiudere poco sopra i 19 minuti… Mi sento bene, giro su Via Cavour in scioltezza ma dopo un centinaio di metri, piuttosto inspiegabilmente, gli organizzatori hanno introdotto un secondo biscotto, stretto e tortuoso, che devo affrontare con una brusca frenata per poi ripartire in accelerazione ed evitare di perdere troppi secondi. Ritorno con quanta più forza possibile sul tratto finale dei Fori Imperiali, chiudo il quarto chilometro in 3’54” ed affronto gli ultimi 1000 metri consapevole che, nonostante ci sia ad aspettarmi l’ultima terribile salita a circa 400 metri dal traguardo, ormai ce l’ho fatta! Tengo ancora un buon passo (sempre in relazione ad un podista comune mortale…) su Via Petroselli e, alla vista di Santa Maria in Cosmedin so che è rimasto l’ultimo ostacolo, il salitone finale: piego un pò il corpo in avanti, accorcio il passo cercando di aumentarne la frequenza più che posso, lavoro molto di braccia e… riemergo davanti al Circo Massimo! Gli ultimi metri sono bellissimi, consapevole dell’ottima prestazione allungo la falcata e lancio il mio personale sprint finale sia per limare ancora un pò sui secondi, sia per dare libero sfogo allo spirito di vanagloria al quale non riesco proprio a rinunciare. Peccato per circa 100 metri in più che mi hanno “caricato” di alcuni preziosissimi secondi… pazienza. Tempo finale 19’18”, 3’52” min/km, 150° assoluto su 1.890 classificati. Evviva! Prima classificata la numerosissima gente accorsa e la solidarietà, l’impegno sociale e la generosità che ha espresso per sostenere una battaglia difficile ma che si può e si deve vincere.
Archiviata la gara numero 14 dall’inizio dell’anno, ora mi attende qualche giorno di riposo assoluto e subito dopo una lunga e dura preparazione estiva, finalizzata al raggiungimento di uno stato di forma ottimale per la Maratona di Berlino del 29 settembre: dopo la Maratona di Roma di marzo, altro appuntamento da non fallire!

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