Corri nel Campus 2013

Roma, 12 maggio 2013.

Venire a correre a Tor Vergata -è già successo un anno fa- rappresenta per me un piacevole tuffo nel passato e mi restituisce il ricordo malinconico di lontane domeniche festose, trascorse da bambino con i miei genitori in casa di zii ed in compagnia di un nutrito numero di parenti ed amici. E’ un ricordo che ha il profumo inebriante di fette di pane casareccio abbrustolite sulla brace del camino e guarnite con melanzane, funghetti e zucchine sott’olio… Certo lo scenario di questa zona a Sud-Est di Roma è profondamente cambiato da quanto restituito dalla memoria del tempo che fu e dalle istantanee in bianco e nero dell’epoca: l’Università degli Studi nata ai piedi dei Castelli Romani le ha dato un volto con meno rughe ed un nuovo maquillage, la contestatissima Città dello Sport ideata da Calatrava si è imposta con un’architettura contemporanea, audace e rivoluzionaria per queste latitudini, le infrastrutture sorte a migliorare viabilità e trasporti propongono un’idea di vita vagamente più sostenibile. Ma le persone, almeno quelle con qualche primavera sulle spalle, sono rimaste le stesse di allora, genuine, spontanee, un pò sopra le righe (eufemismo) soprattutto quando devono esternare il loro disappunto per il disagio arrecato al traffico locale dalla “Corri nel Campus”, un appuntamento podistico diventato ormai immancabile nel panorama delle “brevi” romane.
Qualche (altro eufemismo) problema per il parcheggio, la canonica procedura di ritiro pettorale presso il gazebo societario, il consueto, caloroso saluto con i compagni di squadra con cui mi intrattengo in sempre più amabili chiacchierate in canottiera e calzoncini, un breve (non è rimasto molto tempo…) riscaldamento preceduto da un pò di stretching… Questa volta, nonostante sia già alla gara numero 14 dall’inizio dell’anno, abbandono la tradizionale prudenza e mi prefiggo un obiettivo minimo ed un altro un pò più ambizioso: fermare il cronometro qualche secondo sotto i 4’19” min/km fatti registrare lo scorso anno e, obiettivo più impegnativo, provare ad attestarmi al di sotto dei 4’10” min/km.
La giornata promette bene sin dall’inizio, il sole splende alto ma la temperatura alla partenza è di 18° centigradi, ideale per affrontare questa gara dalle diverse insidie: innanzitutto il percorso molto tecnico, ondulato dall’inizio alla fine, con tre salite particolarmente impegnative al 4°, 6° e 9° chilometro; quindi il contesto che, a partire dal secondo chilometro e fino all’ottavo circa, presenta una strada sì molto ampia ma al contempo piuttosto noiosa che non offre mai spunti di interesse ed agevola il calo di tensione e concentrazione; infine la totale mancanza di zone d’ombra, fatti salvi i due sottopassi allorché il Grande Raccordo Anulare spalanca le sue fauci per inghiottire e poi restituire alla luce del sole il fiume di podisti ansimanti. A questo proposito la partecipazione di atleti è davvero considerevole e la presenza di numerosi top runners testimonia come, ancora una volta, la buona o la cattiva riuscita di una gara podistica siano sempre più figlie del vil denaro…
Al via incontro più di una difficoltà per trovare il varco giusto nel muro composto da chi mi precede, ma dopo circa un chilometro e alcune decine di podisti superati riesco a guadagnare lo spazio necessario a prendere il mio ritmo. A metà gara l’intermedio è di ottimo auspicio, il crono indica 4’05” min/km, in piena sintonia con i miei migliori tempi sui 10.000 metri e, soprattutto, andatura disinvolta, gambe leggere e respirazione tranquilla. La seconda parte della gara scorre via velocemente fino all’ultimo strappo, la terribile salita del 9° chilometro sulla quale, inevitabilmente, tutti i podisti lasciano diversi secondi: ma lo stato di grazia che mi sta accompagnando in questo periodo mi permette di contenere il ritardo rispetto alla media al chilometro (4’12” min/km) e nel rettilineo finale mi lascio andare persino ad uno sprint deciso per emulare le gesta dei campioni veri. Il risultato cronometrico mi gratifica oltre ogni più rosea aspettativa: 10.120 metri percorsi in 41’04” ad una media di 4’03” min/km, il mio secondo miglior tempo sulla distanza. Una curiosità: i 120 metri in più non sono frutto di un errore del mio GPS, nel post-gara anche tutti gli altri podisti dibattono sulla lunghezza anomala e superiore rispetto ai 10 km (alcuni hanno registrato fino a 200 metri in più). Per la classifica ufficiale vale però la distanza certificata di 10 chilometri, pertanto la media min/km è pari a 4’06”.
Obiettivo pienamente raggiunto, in fin dei conti basta poco per essere felici… come da bambino, al tempo delle bruschette e delle risate in compagnia, un tempo, questo sì, che non potrò mai più ottenere.

2 Commenti

  1. Grazie Nino, gentilissimo come sempre! Oltretutto i complimenti da parte di un atleta del tuo calibro mi riempiono di piacere e mi rendono orgoglioso…
    Quanto al margine di errore, rileggendo dopo circa due anni e mezzo arrossisco un pò nel constatare quanto peso dessi a 150 metri in più, senza considerare i vari fattori che hai giustamente indicato tu…!

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