Fascite plantare

Dopo essermi cimentato in diversi sport, con il sopraggiungere degli “anta” anche io, come tanti miei amici e colleghi runners, ho cominciato a correre ed a scoprire la meraviglia di una disciplina che giova all’anima e alla mente prima ancora che al corpo… infortuni permettendo! 
Nel momento in cui la passione per il running si trasforma in attività podistica agonistica può succedere che si incorra in qualche incidente di percorso, per un eccesso di carichi di lavoro, per una particolare sollecitazione di tendini ed articolazioni, per una fase di maggiore stanchezza o vulnerabilità del fisico, per pura sfortuna (tipicamente una banale storta o una rovinosa caduta). Pur non avendo patito infortuni di entità considerevole o dal recupero particolarmente lungo, in una occasione sono stato costretto ai box per qualche giorno dalla classica “bandelletta ileotibiale” (qua puoi leggere l’articolo relativo), in un’altra (precedente in ordine temporale) da una fastidiosissima fascite plantare.
Come già doverosamente precisato nel dibattere su altri infortuni ribadisco che non ho alcuna competenza in campo medico, pertanto mi limito a riportare gli articoli che trattano l’argomento in oggetto citandone la fonte. Ricordo inoltre che è sempre da censurare l’atteggiamento di chi si affida per la diagnosi ad un dottore improvvisato e assume farmaci non prescritti da un professionista del settore medico, quale può essere un medico dello sport, un traumatologo o un fisioterapista. Esclusivamente a seguito di una visita specialistica si può determinare la diagnosi di un infortunio e soltanto un laureato in scienze motorie o una figura professionale analoga ed esperta in materia, può definire e condividere con l’infortunato un programma di recupero ad hoc. 
Tanto doverosamente premesso, spendo giusto due parole sulla mia esperienza in relazione a questo infortunio.
La mia fascite plantare si è manifestata dapprima in forma molto lieve esattamente nella parte centrale della pianta del piede e successivamente, avendola trascurata in modo scellerato e non essendomi imposto il necessario riposo, con un’intensità sempre maggiore fino a costringermi a correre in modo innaturale e sollecitare anche gli altri muscoli della gamba. Con il senno di poi penso che questo infortunio sia stato causato da un peccato di gioventù, non anagraficamente parlando ma in relazione all’anzianità di servizio in qualità di podista, dal momento che correvo con regolarità e ambizioni agonistiche soltanto da 5-6 mesi. Entusiasmo, testardaggine e superficialità mi hanno spinto ad aumentare le distanze percorse in allenamento senza un’adeguata preparazione, quindi in maniera eccessiva e troppo rapida, nel mio caso nel tentativo di accelerare i tempi per arrivare a fagocitare il maggior numero di chilometri possibile e raggiungere il sogno di poter “un giorno” correre una Maratona. Soltanto attraverso l’esperienza personale ho imparato che la bellezza d questo sport consiste non solo nel realizzare il sogno di correre le Maratone, ma anche nell’imparare a riconoscere i propri limiti per poterli spostare un pò più avanti e nel rispettare il proprio corpo e saperne capire il linguaggio. 
 Il sito “Runnersworld.it” illustra, analizza e spiega nel dettaglio le tematiche relative all’argomento, avvalendosi ovviamente dell’ausilio di professionisti del campo. In particolare all’indirizzo “http://www.runnersworld.it/fascite-plantare-istruzioni-per-luso-runners-2696” sono presenti alcuni articoli, pubblicati dalla rivista, dedicati all’argomento e scaricabili gratuitamente. 

Per chi desidera avere una prima visione di insieme molto sintetica sull’argomento, riporto quanto illustrato su diversi siti tra cui quello di Albanesi e quello del Laboratorio Ortopedico di Simona Vinciguerra.

LA FASCITE PLANTARE 
E’ una patologia che riguarda i fasci fibrosi della pianta del piede. Si tratta di un disturbo molto comune per i runner che può avere cause e sintomi molto diversi: si tratta di un’infiammazione delle fibre che stanno sotto il piede; naturalmente molto spesse e resistenti, possono però essere soggette a stress insopportabili: il calcagno è infatti l’osso più grande del piede ed è anche quello maggiormente sollecitato. A volte compare come un dolore acuto e intenso al centro del tallone, altre volte il dolore si origina al centro della pianta del piede e continua fino alle dita, altre volte ritorna “indietro” e risale fino alla gamba.

CAUSE

  • caratteristiche anatomiche: ridotta estendibilità del tendine di Achille, piede piatto o cavo, sovrappeso (aggravato dal fatto che i ritmi di corsa sono spesso lenti con appoggio totale del piede e maggiore pressione) 
  • caratteristiche sportive: eccessiva sollecitazione del tallone, aumento del chilometraggio non supportato da opportuna preparazione, corsa lenta Paradossalmente, un ritmo veloce e molto più impegnativo, avendo un tempo d’appoggio minore, sollecita meno il fascio plantare.

TRATTAMENTO
Anche nei casi meno dolorosi, trascurare la fascite plantare e continuare a correre può essere molto deleterio, in quanto questo tipo di patologia non regredisce certo spontaneamente e continuare la pratica dell’attività può solo far peggiorare il problema fino ad arrivare ai casi più dolorosi. La fascite plantare si cura quasi sempre con il riposo, che deve essere assoluto (a volte anche pedalare in bici può essere doloroso e va evitato) per un periodo che va da sei settimane fino a tre quattro mesi nei casi più gravi. La crioterapia può essere effettuata riempiendo una bottiglietta d’acqua da 500ml, congelandola e facendola rotolare sotto la pianta del piede per una decina di minuti. Utile come trattamento curativo e preventivo lo stretching specifico ed il massaggio della pianta del piede con olio di arnica.

PREVENZIONE
Volendo parlare di prevenzione, si possono adottare alcune precauzioni: indossare scarpe che assicurino un’ammortizzazione efficiente del tallone, in modo che non sia sottoposto a stress eccessivo, dimensionare il chilometraggio settimanale in base all’effettivo grado di allenamento e non alla gara che si vorrebbe fare (ma per la quale non c’è una sufficiente preparazione), alternare le superfici di allenamento (evitando di correre esclusivamente su asfalto o pista), fare stretching con continuità, specie per il tendine d’Achille e, per le donne, evitare le scarpe con i tacchi alti oppure, non volendo rinunciarci, indossarle solo dopo l’allenamento (e non prima).

Be the first to comment

Leave a Reply