Vivicittà Vivifiume Roma 2013

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Roma, 1 maggio 2013.

Quale migliore occasione di una bella gara nel cuore di Roma per celebrare la Festa del Lavoro? Se poi questa gara si svolge interamente sulla banchina lungo le due sponde del Tevere… è impossibile non essere rapiti dalla bellezza, dal fascino e dal silenzio della città vista dalla sua anima più vera, quella distante pochi metri ma decine di decibel dal congestionato traffico del corso stradale, quella che evoca un tempo lontano, immagini sbiadite di una Roma d’inizio ‘900, il calmo scorrere del fiume, l’eco lontana delle corse di bambini, il rintoccare ritmato delle campane, l’incedere stanco di una “botticella”, metronomo di un tempo antico e lento. Tempo e immagini che nessuno ormai è abbastanza vecchio da poter ricordare, ma che ognuno di noi ha la fortuna di poter rivivere grazie all’ennesimo colpo di teatro che offre Roma e, perché no, grazie anche a gare podistiche come questa “Vivicittà Vivifiume” che permettono ad atleti, cittadini e turisti di (ri)appropriarsi di questo immenso patrimonio artistico-culturale a cielo aperto.
Il punto di vista dal fiume è davvero unico, con la prospettiva cambiano anche gli scenari ai quali siamo abituati, si stabilisce una sorta di profonda intimità con la città e poco importa se di tanto in tanto qualche cartone di troppo o piccoli cumuli di rifiuti ci ricordano che l’opera di bonifica è tutt’altro che completata. Il Tevere ci accompagna silenzioso e ci presenta di volta in volta i suoi vecchi amici, i tanti ponti che da secoli lo incorniciano mettendo in comunicazione le sue sponde: Ponte Cavour, Ponte Umberto I, Ponte Sant’Angelo, Ponte Vittorio Emanuele II, Ponte Principe Amedeo, Ponte Mazzini, Ponte Sisto, Ponte Garibaldi, Ponte Fabricio, Ponte Cestio, Ponte Palatino, Ponte Sublicio, Ponte Testaccio, Ponte dell’Industria. 
E la gara? A differenza dello scorso anno quando il percorso misurava 12 chilometri (chiusa con “comodo” in 53’25”, 4’27” min/km), questa edizione prevede la curiosa distanza di un quarto di Maratona, 10.548 metri abbastanza impegnativi non certamente per l’altimetria (praticamente inesistente, si sale solo sulla rampa presso il Ponte dell’Industria per poi passare da una riva all’altra percorrendo ponte Testaccio), ma per la pavimentazione della banchina sulla sponda sinistra: dal 6° chilometro, come annunciato dagli addetti alla sorveglianza del percorso subito prima di ridiscendere da Ponte Testaccio, cominciano quasi 3 chilometri di campestre, un fondo taglia gambe coperto di terra, “dune” di sabbia, sassi, ciuffi d’erba e grossi cubetti di porfido che fuoriescono di diversi centimetri in maniera totalmente irregolare, mettendo a serio rischio caviglie e ginocchia. Impagabile l’arrivo sorvegliato dalla fortezza di Castel Sant’Angelo tra tifosi, curiosi e tanti stranieri, assiepati in prossimità del traguardo e sopra al ponte quasi fosse la curva di uno stadio, divertiti e festanti per l’inatteso fuori programma. Chiudo la mia quinta gara in 24 giorni in 43’52” (4’09” min/km), 31° assoluto e 5° di categoria, stanco, stanchissimo ma felice. E sempre più grato a questo sport e alle giornate di gioia e libertà che sa regalare.

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