Sindrome della bandelletta ileo-tibiale

Con questo post inauguro una piccola rubrica dedicata agli infortuni nei quali i podisti incorrono più frequentemente e, dal momento che non ho alcuna competenza in campo medico, riporto gli articoli che trattano l’argomento in oggetto citandone la fonte. Ricordo inoltre che è sempre da censurare l’atteggiamento di chi si affida per la diagnosi ad un dottore improvvisato e assume farmaci non prescritti da un professionista del settore medico, quale può essere un medico dello sport, un traumatologo o un fisioterapista. Esclusivamente a seguito di una visita specialistica si può determinare la diagnosi di un infortunio e soltanto un laureato in scienze motorie o una figura professionale analoga ed esperta in materia, può definire e condividere con l’infortunato un programma di recupero ad hoc.
Tanto premesso, mi piace comunque l’idea di affrontare questo tema fornendo un seppur minimo contributo personale, pertanto comincerei con il parlare del primo infortunio “serio” subito in prima persona nel corso della primavera 2009: l’infiammazione della bandelletta ileo-tibiale.
Era un periodo in cui ci davo sotto parecchio, 5 allenamenti settimanali, molto lavoro di qualità, pochissimo tempo lasciato al recupero. Decisamente troppo, soprattutto se accompagnato da uno stile di vita non propriamente ortodosso con pochissime ore di sonno ed un’alimentazione a dir poco discutibile. Così, in occasione dell’ennesimo allenamento, sento “pizzicare” in corrispondenza della zona laterale del ginocchio destro ma non me ne preoccupo più di tanto, abituato a dolori e doloretti di natura traumatica e muscolare superati sempre molto rapidamente, con un riposo di uno o due giorni e qualche volta con un pò di ghiaccio sulla zona dolorante. Ma stavolta il dolore persiste ed aumenta, è così forte da bloccarmi il ginocchio e da costringermi all’onta della resa a circa tre chilometri da casa. Cammino per un centinaio di metri e provo a corricchiare di nuovo, ma il dolore è troppo forte e con andatura sempre più claudicante ed il morale sotto ai tacchi torno a casa consapevole che questa volta il problema è di una certa entità e che non me la caverò con uno stop di qualche ora. Dopo pochi giorni mi intestardisco a provare a giocare una partita di calcetto figli contro genitori, ma la mia presenza in campo dura cinque minuti dopodiché esco trascinando la gamba per il dolore fortissimo al ginocchio che mi impedisce qualsiasi movimento dell’articolazione. Soltanto dopo circa un mese riuscirò a deambulare senza accusare dolore, anche se per molto tempo ancora persisterà un fastidio latente che mi frenerà soprattutto da un punto di vista psicologico. 


Ecco un articolo sull’argomento, tratto da http://www.runnersworld.it 

La sindrome della bandelletta ileo-tibiale (Sbit) è un disturbo che si manifesta con un dolore lateralmente al ginocchio, a cui talvolta non si presta attenzione perché poco intenso. Col susseguirsi degli allenamenti, però, il dolore si aggrava, rendendo a un certo punto impossibile la corsa. I runners sono gli sportivi che ne sono più colpiti, ma la sindrome della bandelletta ileo-tibiale interessa anche i praticanti di altre discipline quali il calcio, la pallacanestro o la pallavolo. Tra gli infortuni che colpiscono il ginocchio del corridore non è comunque il più frequente, la leadership spetta infatti all’ infiammazione del tendine rotuleo, seguita dalla sindrome femoro-rotulea (infiammazione dell’articolazione femoro-rotulea da “eccessivo consumo”) e dalla infiammazione dei tendini flessori (zampa d’oca generalmente o bicipite femorale). 

NOME COMPLICATO. ANCHE I SINTOMI? 
No. Generalmente si avverte, verso la fine di un allenamento, un dolore lateralmente al ginocchio. Dopo la corsa il male scompare per ripresentarsi all’ allenamento successivo con le stesse modalità. Dopo altre due o tre sedute comincia a essere un dolore importante che si manifesta in pochi minuti. A questo punto devi fermarti e farti visitare. 

MA DI CHE COSA SI TRATTA? 
È una sindrome da sovraccarico (ossia insorge quando hai esagerato con l’ allenamento!) che colpisce la parte terminale di un muscolo situato lateralmente alla coscia, il tensore della fascia lata, che termina con una sorta di bandelletta posizionata lateralmente al ginocchio. Nei soggetti predisposti – che presentano una situazione di tibia vara, ossia gambe a parentesi, oppure di piede che tende alla pronazione, ossia che cede eccessivamente all’interno in fase d’appoggio col terreno – si può verificare una frizione eccessiva tra questo tendine e l’osso sottostante (condilo femorale laterale), con conseguente infiammazione. 

COME SI RICONOSCE IL DISTURBO? 
Per diagnosticare con sicurezza la sindrome della bandelletta ileo-tibiale occorre una visita specialistica (medico dello sport o traumatologo) perché un dolore nella stessa sede potrebbe essere causato da un danno al menisco laterale, da una sindrome femoro rotulea, da una tendinite poplitea o da una sofferenza del legamento collaterale esterno. Solo uno specialista, con una visita accurata, riesce a formulare la giusta diagnosi. 

È UN INFORTUNIO TIPICO DI CHI COMINCIA A CORRERE E DI CHI RIPRENDE DOPO UNA LUNGA PAUSA? 
Essendo una sindrome da sovraccarico, può verificarsi nei già citati soggetti predisposti in tutte le situazioni di eccesso di carico, indipendentemente dal livello di allenamento. 

IL PRIMO INTERVENTO DA FARE 
Il freddo è la prima terapia a cui fare ricorso. La borsa del ghiaccio va applicata subito dopo la corsa – gara o allenamento che sia – o appena arrivati a casa. Attenzione, però, a non tenerla più di 20 minuti! In quella zona c’è un nervo estremamente superficiale (lo sciatico popliteo esterno) che potrebbe restare danneggiato dall’uso prolungato del freddo. Subito dopo occorre programmare la visita da un medico specialista. È sbagliato ricorrere al fai da te senza avere a disposizione una diagnosi precisa. 

IN QUANTO TEMPO SI GUARISCE? 
Il problema si risolve generalmente in un periodo di tempo che varia dai 15 giorni a un mese, ma purtroppo esistono casi con guarigione più lenta. 

QUALI SONO LE CURE PIU’ EFFICACI? 
Le onde d’urto abbinate a fisiokinesiterapia. 

SI PUO’ CONTINUARE A CORRERE O BISOGNA SOSPENDERE GLI ALLENAMENTI? 
La corsa va assolutamente interrotta e, purtroppo, in questo caso non è possibile conservare la forma dedicandosi a sport alternativi, in quanto qualsiasi movimento di flesso-estensione del ginocchio può generare frizione tra tendine e osso. 

SI DEBELLA O PUO’ RIPRESENTARSI NEL TEMPO? 
Si ripresenterà se sussistono le predisposizioni anatomiche prima citate. In ogni caso è utile concordare con l’esperto un programma preventivo. 

QUALI SCARPE E’ MEGLIO UTILIZZARE SE SI E’ SOGGETTI A QUESTO TIPO DI DISTURBO? 
Dipende dal tipo di problema che è alla base della Sbit. Comunque una tibia vara esclude un modello di scarpa concepito per contenere o correggere l’ eccesso di pronazione. Uno studio baropodometrico (studio dinamico dell’ appoggio del piede camminando e correndo) potrebbe fornire delle utili informazioni e suggerire l’adozione di un eventuale plantare da introdurre nella calzatura. La sindrome della bandelletta ileo-tibiale (Sbit) è un disturbo che si manifesta con un dolore lateralmente al ginocchio, a cui talvolta non si presta attenzione perché poco intenso. Col susseguirsi degli allenamenti, però, il dolore si aggrava, rendendo a un certo punto impossibile la corsa. I runners sono gli sportivi che ne sono più colpiti, ma la sindrome della bandelletta ileo-tibiale interessa anche i praticanti di altre discipline quali il calcio, la pallacanestro o la pallavolo. Tra gli infortuni che colpiscono il ginocchio del corridore non è comunque il più frequente, la leadership spetta infatti all’ infiammazione del tendine rotuleo, seguita dalla sindrome femoro-rotulea (infiammazione dell’articolazione femoro-rotulea da “eccessivo consumo”) e dalla infiammazione dei tendini flessori (zampa d’oca generalmente o bicipite femorale). 

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