Maratona di Roma 2013

Roma, 17 marzo 2013.

Ineguagliabile. Senza aggiungere ulteriori aggettivi, non ne basterebbero mille e quasi sicuramente si cadrebbe nella retorica. Ma chi è arrivato su questo blog e ora sta leggendo, nella migliore delle ipotesi è curioso, nella peggiore è irrimediabilmente sopraffatto dal mondo del podismo e quindi per loro (e un pò anche per me, per provare a rivivere questa incredibile giornata) provo a raccontare la mia Maratona di Roma, una Maratona ineguagliabile. Si corre tra monumenti, chiese, luoghi di interesse artistico e culturale, silenziose testimonianze di secoli di storia e fin qui nessuna novità, a parte il fatto che ogni volta che ti fermi a guardare è come se guardassi per la prima volta. La cosa straordinaria è che questi secoli di storia non sono soltanto la cornice di un grande evento sportivo, non si limitano a fare bella mostra di sé ma prendono vita, ti sorvegliano e incoraggiano il tuo incedere, sono lì a ricordarti la maestosità della città caput mundi, quasi vogliano sottolineare la responsabilità ed il privilegio che hai di poter correre al loro cospetto. E’ un’atmosfera magica, sembra di essere stati catapultati dentro ad uno di quei kolossal americani come “Ben Hur”, come non mancherà di sottolineare il comitato organizzatore accompagnando la partenza della gara con la colonna sonora de “Il gladiatore” (tipico kolossal americano, per l’appunto).
Il clima da grande evento si coglie sin dalla visita all’Expo nei tre giorni che precedono la gara: l’organizzazione è pressoché perfetta, il personale tanto gentile quanto efficiente e le procedure per il ritiro del pettorale e del pacco gara talmente veloci che insieme a mio figlio riusciamo a sbrigare la pratica in 3-4 minuti. Il Palazzo dei Congressi, che ospita la manifestazione, brulica di colori, l’aria è attraversata da idiomi e suoni sconosciuti, podisti, addetti ai lavori e semplici curiosi dispensano sorrisi e battute, alcuni ostentano sicurezza e spavalderia, altri tradiscono un latente nervosismo e delle malcelate tensioni… la Maratona è anche questo!
Cerco di ingannare il tempo che mi divide dai 42.195 metri, consumando le ore del sabato dedicandomi alle attività più disparate: faccio la spesa in bici, pulisco casa, ascolto la radio e ignoro volutamente, fino a poco prima di cena, tutto ciò che attiene alla corsa, in primis lo zaino da preparare e le riviste contenute nel pacco gara… Posso fingere che non stia per accadere nulla di importante ma il tempo mi presenta il conto molto presto: la sveglia suona alle 4 in punto e fino alle 7:45, ora in cui arrivo al deposito borse, mi muovo come fossi in trance, una sorta di automa in canotta e calzoncini! Durante il viaggio in metropolitana scorgo moltissimi atleti, con alcuni dei quali si stabilisce immediatamente la classica complicità di chi si riconosce in terra straniera e non riesco a non pensare a quanto possa essere aggregante lo sport, in un mondo in cui più cerchiamo di abbattere le barriere più ne costruiamo di nuove… Ma neanche le riflessioni filosofiche possono arrestare il tempo. Le 9, sono sotto al Colosseo e faccio il mio ingresso in griglia come se dovessi entrare nell’arena… nonostante circa 14.000 atleti affollino l’area deputata alla partenza, l’organizzazione è perfetta e in pochissimo tempo prendo posto. E’ arrivato il momento di dare una rapida ripassatina alla tattica da adottare, studiata meticolosamente al fine di scendere sotto a 3:31’37”, mio miglior tempo in Maratona ottenuto a Firenze a novembre 2012. Ormai tutto è pronto, ma voglio godere ancora per qualche minuto dello spettacolo di questo fiume di gente, incontenibile, dilagante al punto che sembra debba rompere gli argini molto prima del via dello starter. A fatica provo a recuperare un pò di concentrazione e mi dedico al rituale degli ultimi controlli che precedono ogni gara: scarpe allacciate a norma, pettorale ben assicurato con le spillette, GPS acceso e ricerca dei satelliti effettuata. Saltello un pò sul posto… musica, applausi, entusiasmo, grida, lacrime, sorrisi, speaker che carica ulteriormente l’attesa e scandisce il tempo, folla che saluta e incita… il via! Improvvisamente mi trovo a correre lungo via dei Fori Imperiali per inerzia, quasi involontariamente, come se mi trovassi lì per caso. Poche centinaia di metri e sono a Piazza Venezia, la musica della banda dei Bersaglieri posizionata ai piedi dell’Altare della Patria e le urla degli spettatori si confondono, sento un nodo stringere la gola sempre più forte, è una sensazione stranissima perché ostacola il corso regolare del respiro ma provo comunque una incredibile gioia… siamo ai limiti del masochismo! Raggiungo un compagno di squadra con il quale scambio le primissime, entusiastiche, impressioni ed insieme, a via dei Cerchi all’altezza del 2° chilometro, rispondiamo con un saluto ed un urlo al primo fantastico “punto tifo” dei sostenitori del G. S. Bancari Romani, la nostra squadra. Subito dopo mi invita a staccarmi da lui per tentare l’assalto al mio obiettivo, così, a malincuore ma ancora più carico, aumento il ritmo e mi attesto su 5′ min/km.
Ai passaggi ai chilometri 5 (Lungotevere San Paolo) e 10 (Ponte Testaccio) faccio registrare rispettivamente 5’06” (recuperando l’inevitabile ritardo causato dall’affollamento alla partenza) e 4’57”, perfettamente in linea con quanto programmato. Questi primi chilometri di rodaggio scorrono via agevolmente, passiamo alla Piramide, davanti alla Stazione Ostiense ed alla Basilica di S. Paolo e percorriamo una parte di Viale Marconi prima di giungere a Ponte Testaccio. Piccolo collo di bottiglia all’altezza del gasometro dove un evidente restringimento del percorso costringe ad una frenata che non mi impedisce però di riprendere presto il mio ritmo e di raggiungere i pace makers delle 3’30”. Le gambe girano bene, il lavoro di scarico delle ultime due settimane mi ha permesso di smaltire i duri carichi di lavoro di febbraio ed ora mi devo solo preoccupare di amministrare la gara saggiamente, evitando di lasciarmi sopraffare dall’entusiasmo derivato dalla buona condizione fisica ma, soprattutto, dal tifo incessante di gente di tutte le età e di ogni dove, che incoraggia nel proprio idioma ed invoca il mio nome leggendolo dal pettorale. Sento le gambe leggerissime, guardo il GPS e mi costringo ad abbassare il ritmo, devo essere prudente se non voglio pagarla nella parte finale della gara. Al 12° chilometro, su Lungotevere Aventino, nuovo punto tifo straordinario del mio gruppo sportivo, mi chiamano a gran voce, sono quasi incontenibili al di là delle transenne. Ancora una volta rispondo entusiasta e mi ritrovo al 15 ° chilometro a Lungotevere Marzio: prendo atto con soddisfazione di aver corso gli ultimi 5 chilometri in 4’55”, quasi totalmente sullo splendido Lungotevere, protetto da vecchi amici di Roma, i suoi meravigliosi platani, allineati come fossero 
soldati impavidi ma piuttosto attempati… torno in me stesso e mi sorprendo per l’insperata freschezza fisica che mi rende più che ottimista e mi stampa sul viso un sorriso da ebete, quasi fossi stato colpito da paresi facciale. Dal chilometro 15 al chilometro 20 le emozioni si moltiplicano: Piazza Cavour, via Crescenzio, via Cola di Rienzo, viale Giulio Cesare, via della Giuliana, viale Mazzini, strade e piazze deI quartiere Prati, l’ultimo dei 22 rioni romani, nato ad inizio ‘900 lungo il Tevere ai margini di San Pietro, teatro dei miei primi 24 anni di vita: mi ritrovo a correrci come quando da bambino giocavamo a guardie e ladri, da adolescente sognavo di diventare calciatore segnando improbabili goal nel portone del palazzo in cui abitavo, da giovanissimo scappavo dalle mie amiche e da ragazzo… gli correvo dietro! Piccola delusione al 19° chilometro dove avrei dovuto trovare la mia famiglia a salutarmi, ma sono passato con qualche minuto di anticipo e mi devo accontentare del tifo degli spettatori, sarà per la prossima Maratona! Finora tutto bellissimo e tutto troppo facile ma sono appena a metà gara, mi ripeto che devo tenere sotto controllo l’entusiasmo e la gioia che mi sta dando questa meravigliosa città e che devo gestire con equilibrio la gara… Inanello i chilometri uno dopo l’altro, passo alla Mezza Maratona a Via Achille Papa in 1:42’18” facendo registrare, negli ultimi 5 chilometri, un ulteriore piccolo miglioramento rispetto ai parziali precedenti: 4’53” min/km. Dal 22° al 25° chilometro abbandoniamo la zona centrale e ci dirigiamo verso nord, di nuovo su Lungotevere, prima della Vittoria poi dell’Acqua Acetosa. La nuova condizione di quasi assoluto silenzio e totale assenza di tifo, mi fa venire alla mente fotografie sbiadite di una Roma di inizio secolo, pigramente adagiata sulle rive del biondo Tevere, dove gli unici rumori che si odono sono il sibilo del ponentino, gli zoccoli di un cavallo che trascina stancamente il suo carretto, il lento scorrere del fiume. Ed oggi anche il respiro ed il passo di noi atleti, perennemente in sfida con noi stessi prima ancora che con gli avversari… Questa ultima riflessione mi riporta alla verifica del mio tempo e non posso non tradire un attimo di compiacimento per l’estrema regolarità della mia gara: anche al chilometro 25 fermo il cronometro sui 4’53” min/km, con una proiezione di 3’28” finale… ma e’ ancora presto per fare tabelle, per trarre conclusioni, è il momento di recuperare energie e concentrazione. Intorno a me la bellezza della città toglie il fiato, Roma, la mia Roma, non l’ho mai vista tanto bella, nemmeno nei film di Fellini… mentre le forze si moltiplicano faccio un nuovo, rapido controllo alla “macchina”: la testa è lucida, le gambe vanno bene, il respiro è regolare, la frequenza cardiaca è sotto controllo, il quadro generale non potrebbe essere migliore. Dopo aver intrapreso la via del ritorno verso il centro attraversando il Villaggio Olimpico, raggiungo il chilometro numero 30 con il ritmo di… 4’53” min/km! Tutto bello, tutto perfetto, adesso però siamo alla resa dei conti, adesso comincia la gara nella gara: quella degli ultimi 10 chilometri, la più dura ma anche la più entusiasmante, quella in cui raccogli i frutti di decine e decine di allenamenti e, nel contempo, i risultati della condotta di gara sostenuta fino a quel momento. Questi ultimi 10 chilometri sono lo spauracchio della maggior parte dei maratoneti perché è qui che si incontra il fatidico “muro”, quell’ostacolo insormontabile che costringe a camminare se non addirittura a fermarsi per qualche decina di secondi prima di riprendere con una stentatissima corsetta, a volte più vicina ad una camminata claudicante che ad un passo da atleta. Io finora ho avuto la fortuna di non sbattere mai contro questo muro, ma non nascondo che quando varco il 30° chilometro comincio a pensarci un pò… Come se non bastasse i 7-8 chilometri finali della Maratona di Roma presentano una grossa, dolorosa complicazione in più: i sanpietrini, i tanto caratteristici quanto temuti cubetti di porfido che costituiscono la pavimentazione stradale. Ad ogni passo rimbalzano il peso del corpo sollecitando pesantemente le articolazioni e sembra lancino stilettate contro la fascia lombare! Ma ciò che da una parte toglie, dall’altra Roma restituisce con gli interessi. L’epilogo di questa fantastica Maratona non ha uguali al mondo e propone, prima un nuovo bellissimo tratto lungo il Tevere, poi una collana di perle di inestimabile valore: Passeggiata di Ripetta, Piazza Augusto Imperatore, Via di Ripetta, Piazza di Ponte Umberto I, Via Zanardelli, Piazza Navona, Corso del Rinascimento, Corso Vittorio Emanuele II, Largo di Torre Argentina, Via del Plebiscito, Piazza Venezia, Via del Corso, Piazza del Popolo, Via del Babuino, Piazza di Spagna, Via Due Macelli, Via del Tritone, Via della Stamperia, Piazza Trevi, Via IV Novembre, Piazza Aracoeli, Via Luigi Petroselli, Piazza Bocca della Verità, Via dei Cerchi… è tutto vero, non siamo negli studi cinematografici di Cinecittà, sto correndo nel cuore di Roma ed è faticosissimo contenere le emozioni scaturite da tanta bellezza, avanzo con il cuore in tumulto e vivo in simbiosi con la mia città, le dono tutto me stesso aumentando la frequenza di passo, mi ripaga con il suo inestimabile tesoro di cultura, arte, storia, architettura, soprattutto con la sua inarrivabile magia. Due ali di folla assiepata lungo tutto il percorso senza soluzione di continuità, tanti, tantissimi, migliaia di tifosi in festa che spingono gli atleti verso il traguardo, scorgono nelle espressioni dei podisti la concentrazione, la fatica, l’orgoglio e la gioia e incitano a grandissima voce. Controllo il cronometro, al 35° e al 40° chilometro passo, incredibile ma vero, ancora in 4’53” min/km, intimamente posso cominciare ad esultare, sono vicinissimo a regalarmi il mio nuovo primato… Proprio al chilometro numero 40, all’altezza di Via dei Cerchi, ecco l’ultimo, pazzesco punto tifo del G.S. Bancari Romani: l’entusiasmo è irrefrenabile, grida, campane, cori, probabilmente il numero di tifosi è anche cresciuto, sono tantissimi! Mentre riconosco e saluto ebbro di gioia alcuni amici, invadendo il percorso di gara mi viene incontro il grandissimo Direttore Tecnico Luciano Duchi che esulta, mi incita a gran voce e mi dà il “cinque”, un gesto bellissimo a suggellare una Maratona indimenticabile. Ci siamo, ecco di nuovo palesarsi il Colosseo; sembra quasi che, stufo di secoli d’immobilità, sia lui a venirmi incontro, anche per esprimere solidarietà nei confronti dei maratoneti. L’ultimo strappo, l’ultima salita intorno al Colosseo e si entra in Via dei Fori Imperiali… Spiegare le sensazioni provate è impossibile, dopo la Maratona di Firenze sto portando a termine anche quella di Roma, non mi devo più controllare, lascio che sia l’istinto a guidarmi in questi ultimissimi metri, saluto, sorrido e batto le mani a tutti e la folla che assiste diventa una sorta di torcida brasiliana che mi sostiene come fossi un giocatore in maglia verdeoro! Ancora un passo, ancora uno, ancora uno… quanti ne avrò fatti lungo questi meravigliosi 42.195 metri? E allora ancora uno, ancora uno, potrei farne ancora tanti altri ma sono arrivato! Tempo finale 3 ore, 27 minuti e 54 secondi, 4’56” min/km, il mio nuovo primato sulla Maratona. Ora ho i muscoli delle gambe un bel pò affaticati, quelli delle spalle indolenziti e la zona lombare dolorante… ma una nuova medaglia al collo dal significato enorme: la voglia di farcela, di divertirmi, di respirare la libertà, di migliorarmi e di ottenere tutto questo attraverso il lavoro, il sacrificio, lo spirito di abnegazione. Lo spirito di un Maratoneta.

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