Roma-Ostia 2013

Roma, 3 marzo 2013.

Signore e Signori, Ladies and Gentlemen, Mesdames et Messieurs… la Roma-Ostia!
Per ogni podista italiano e per molti atleti stranieri è una di quelle gare da fare almeno una volta nella vita, quelle da segnare sulla cartina con la bandierina e da evidenziare sul calendario con il cerchietto: non per niente è la Mezza Maratona più partecipata d’Italia e quest’anno è stata persino insignita con la IAAF Gold Label, il massimo riconoscimento mondiale per le corse su strada. Ma ben al di là dei titoli e delle onoreficenze, per noi podisti romani la Roma-Ostia è una competizione dal grande valore affettivo, un evento che si respira nell’aria per 365 giorni l’anno, una cosa di famiglia. E quella della Roma-Ostia è una grande, enorme famiglia composta da circa 12.000 atleti entusiasti, festanti, rumorosi e coloratissimi, tanto colorati da comporre un gigantesco patchwork d’umanità, una tavolozza di colori viventi pronta a dipingere a tinte ora pastello, ora chiassose, i 21,097 chilometri che dividono Roma dal suo mare. 

La festa che precede la partenza è davvero qualcosa di straordinario e sottolinea una volta di più la necessità che abbiamo di socializzare, esternare, condividere sentimenti e sensazioni quasi dimenticati, travolti dai ritmi frenetici della quotidianità e soppiantati da emozioni take away che viaggiano in rete, nel mondo virtuale, sottoforma di pacchetti di bytes.
E se il colpo d’occhio regalato da questa splendida moltitudine di atleti non ha uguali, la colonna sonora che gli stessi intonano non è da meno… Con l’entusiasmo cresce il volume dei decibel ma il frastuono è tutt’altro che fastidioso, sale di minuto in minuto, batte forte e diventa una sorta di metronomo che accompagna i battiti del cuore: ora possono andare liberamente, ma durante la gara andranno tenuti sotto controllo! 
L’attesa ed il pensiero a tutto questo, a ciò che mi attende ed a come affrontarlo, affollano la mia mente durante il pre-gara, caratterizzato come sempre da una sveglia da incubo alle 5 del mattino e da una sequenza maniacale di azioni che ripeto ogni volta quasi meccanicamente. D’altro canto è la mia seconda partecipazione consecutiva e le motivazioni non mancano: innanzitutto si tratta dell’ultimo test su un lungo prima delle due settimane di scarico in vista della Maratona di Roma del 17 (uno degli obiettivi più importanti del mio anno agonistico), poi c’è la voglia di partecipare e godere del bellissimo clima di festa di cui sopra, infine c’è il tempo dello scorso anno da migliorare e, se fosse possibile, il personal best sulla Mezza Maratona da ritoccare senza rischiare infortuni che a questo punto della preparazione sarebbero letali. Alla luce di tutto questo è impossibile fingere che di tratti di una semplice gara di preparazione e allora basta con i convenevoli, le pacche sulle spalle e le battute e sotto con il riscaldamento davanti alla scultura di Pomodoro. Dopo aver indossato la divisa sociale ed aver consegnato il borsone, faccio un pò di stretching, una corsetta lenta per mettermi in moto, qualche allungo per provare la velocità. Sono pronto, entro in griglia, ancora mezz’ora di attesa e finalmente si parte; di nuovo entusiasmo alle stelle, è veramente impossibile trovare un pertugio dove infilarsi per raggiungere il proprio ritmo, piuttosto bisogna fare la massima attenzione per evitare accidentali sgambetti, come capitato ad una validissima atleta caduta rovinosamente e arrivata tenacemente al traguardo, in lacrime per la rabbia ed il dolore causato da alcune escoriazioni! 
Il primissimo tratto di percorso che si snoda all’interno del quartiere EUR mi serve per ascoltare il mio corpo, capire se e come abbia assorbito il pesante carico di lavoro dell’ultimo mese e scegliere l’andatura stabilendo come obiettivo minimo il tempo di 4’29” min/km. All’ingresso della Cristoforo Colombo che accompagnerà i 12.000 cuori fino al mare di Ostia, traccio un primo bilancio,  decisamente positivo sia da un punto di vista cronometrico che in relazione alle condizioni fisiche: percorsi 4 chilometri alla media di 4’13” e motore che va con i giri giusti, battito regolare, mente sgombra, sensazioni positive al punto da accarezzare l’idea di chiudere in un ora e mezza. Nei successivi 6 chilometri che completano la prima metà del percorso mi preoccupo soltanto di far girare le gambe mantenendo la frequenza di passo e cercando di essere il più leggero possibile per non sollecitare troppo arti e tendini: obiettivo pienamente raggiunto, anzi persino migliorato avendo abbassato la media a 4’11” min/km e percependo un’inattesa e insperata freschezza fisica. Proprio grazie a questa buona condizione riesco ad affrontare serenamente quello che si può considerare l’ostacolo maggiore dell’intero percorso, ovvero la cosiddetta salita del camping che, dal 9° chilometro fino a ben oltre il 10°, presenta il conto ai podisti che avevano osato troppo ad inizio gara rallentandone il passo inesorabilmente. 
La seconda parte della gara si apre con un inaspettato inconveniente, un improvviso dolore intestinale che supero grazie al duro lavoro mentale svolto nei lunghi allenamenti in solitaria: pensiero distolto dal passo, mantenuto comunque costante, e concentrazione totale su una profonda respirazione con conseguente rilassamento dei muscoli addominali. Scampato il pericolo torno ad occuparmi del cronometro ma soprattutto del mio divertimento personale, il vero motivo che mi spinge a percorrere tanti chilometri ed a gareggiare sempre coinvolgendo il pubblico lungo il percorso: e allora via con il consueto show, battute improvvisate, applausi ai tifosi che rispondono incitando a gran voce e battendo le mani a propria volta, il “cinque” ai bambini di oggi e anche a quelli di ieri che lo reclamano protendendo le mani e gridando i loro “bravo”, “forza”, “vai”… Arrivare in fondo con il sorriso sul volto, in buona condizione e, magari, con un responso cronometrico soddisfacente, regala sensazioni uniche ed un’emozione così intensa che ripaga con gli interessi l’impegno sostenuto per prepararsi adeguatamente e anche questa volta tutto è andato per il meglio: divertimento, gioia e bella gara conclusa con il nuovo primato personale sulla Mezza Maratona, migliorato addirittura di poco meno di 6 minuti: 1:28′:24″, con un passo di 4’11” minuti al chilometro! Non c’è che dire, questa Roma-Ostia 2013 è entrata di diritto nel novero delle tante gare indimenticabili ma già da domani cominceremo a pensare all’edizione del prossimo anno… d’altra parte, è una cosa di famiglia!

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